L’India tra utopia e realtà

By Paolo Bonanni 11 Agosto 2026 #india #Modi

(Financial Times) Il premier indiano Modi punta a trasformare il Paese entro il centenario dell’indipendenza, ma il malcontento giovanile e le disuguaglianze sociali mettono in discussione la narrazione ufficiale del progresso.

Ahmedabad, capitale del Gujarat, è attraversata ogni giorno dal caos ordinato di moto, tuk-tuk e automobili che si muovono senza quasi mai scontrarsi. È in questo scenario che si consuma il paradosso indiano: un Paese che aspira a diventare una potenza mondiale entro il 2047, anno del centenario dell’indipendenza, ma che convive con una povertà diffusa e un’economia sommersa ancora dominante.

Con circa un miliardo e mezzo di abitanti, l’India ha superato la Cina in termini demografici pur mantenendo un terzo del suo territorio. La popolazione è giovane – l’età media è inferiore ai 30 anni – e questo spiega perché una parte consistente della società non abbia memoria di un’epoca precedente al governo di Narendra Modi, ormai al suo terzo mandato ininterrotto.

Il primo ministro punta su investimenti pubblici e privati per modernizzare il Paese, ma i dati del World Inequality Lab, legato alla Scuola di Economia di Parigi, mostrano un quadro più critico: il 10% più ricco della popolazione possiede il 65% della ricchezza totale, mentre l’1% più ricco ne detiene circa il 40%, una forbice sostanzialmente invariata tra il 2014 e il 2024.

Tante disuguaglianze

Il ministro degli Esteri, Subrahmanyam Jaishankar, riconosce l’esistenza di queste disuguaglianze ma insiste sul ruolo della tecnologia e di una migliore governance come strumenti di riscatto sociale, sottolineando l’importanza di un’identità digitale capace di raggiungere chi ne ha più bisogno.

Sul terreno, però, il clima è cambiato. Da inizio anno le città indiane sono scosse dalle proteste del movimento studentesco “Partito degli Scarafaggi”, nato dopo la fuga di notizie relativa agli esami di ammissione alle facoltà di Medicina. Le manifestazioni, alimentate dalla percezione di una competizione accademica spietata in un Paese con una popolazione enorme, si sono trasformate in una critica più ampia contro la corruzione e l’esecutivo guidato da Modi.

Riarmo anti Pakistan e Cina

Anche nel quartiere musulmano della vecchia Delhi il quadro è diverso da quello ufficiale: qui il nazionalismo hindù trova scarso seguito e l’infrastruttura urbana appare più fragile, tra cavi elettrici disordinati e frequenti blackout.

Sul piano geopolitico, l’India prosegue nel suo riarmo strategico, in risposta soprattutto alle tensioni con Pakistan e Cina. Il governo mantiene relazioni con potenze antagoniste come Russia e Stati Uniti, e secondo Jaishankar il Paese non intende trasformare i conflitti internazionali in un’opportunità di guadagno attraverso l’export di armamenti.

Tra ambizioni globali e fragilità interne, l’India di Modi si trova così a un bivio: quello tra la promessa di un futuro da potenza mondiale e una realtà sociale ancora segnata da divari profondi.