(Neue Zurcher Zeitung) La ricerca punta su farmaci, cellule staminali e nuove terapie geniche per rigenerare la cartilagine, mentre l’agenzia americana ARPA-H finanzia progetti per far ricrescere le articolazioni negli animali.
Circa un europeo su tre svilupperà, nel corso della vita, un’artrosi che richiede cure. Finora la medicina ha offerto poco oltre la chirurgia protesica, mentre molti trattamenti conservativi non hanno dimostrato un’efficacia superiore al placebo. Per questo la ricerca internazionale sta intensificando gli sforzi su nuove strategie, concentrandosi soprattutto sulle cellule cartilaginee, protagoniste della malattia fin dai suoi stadi iniziali.
Un filone promettente riguarda lo sprifermin, una proteina sintetica ispirata al fattore di crescita FGF-18, capace di ispessire la cartilagine del ginocchio in uno studio su 550 pazienti, sebbene con effetti modesti su dolore e funzionalità articolare.
Meglio posizionato appare il lorecivivint, molecola che blocca gli enzimi responsabili della degradazione cartilaginea e che ha già portato la casa produttrice Biosplice Therapeutics a chiedere l’approvazione della FDA statunitense.

Occhio alle staminali
Anche le cellule staminali mesenchimali, ricavate da midollo osseo, tessuto adiposo o cordone ombelicale, restano sotto osservazione per la loro capacità di trasformarsi in cartilagine, ma i risultati restano contraddittori e le linee guida non le raccomandano ancora come terapia. Un diverso approccio, sviluppato alla Mayo Clinic, punta invece a contrastare l’infiammazione bloccando l’interleuchina-1, con test di sicurezza già superati su piccoli gruppi di pazienti.
A Stanford, intanto, si è scoperto che la cartilagine artrosica contiene quantità elevate di un enzima che inattiva la prostaglandina, e che il suo blocco favorisce nei topi una sorprendente rigenerazione tissutale.
Il tema è seguito con particolare attenzione da ARPA-H, l’agenzia governativa statunitense creata nel 2022 per accelerare soluzioni innovative in campo sanitario. In un primo rapporto, diffuso in aprile, l’agenzia ha annunciato che diversi gruppi di ricerca sono riusciti a riportare articolazioni animali artrosiche a condizioni quasi sane, tramite terapie combinate iniettabili, sistemi a rilascio prolungato di sostanze rigenerative e biomateriali capaci di richiamare cellule riparatrici.

Arriva il 3D
Alla Columbia University si lavora invece a una protesi di ginocchio stampata in 3D che si riassorbe progressivamente, mano a mano che le cellule staminali ricostruiscono il tessuto originale.
Gli esperti ricordano però che nessuna terapia potrà avere successo se non si correggono i fattori di rischio meccanici, come le deformità agli arti, e il sovrappeso, che alimenta l’infiammazione articolare. In questo contesto trovano spazio anche i farmaci dimagranti a base di analoghi del GLP-1, che secondo i primi dati animali potrebbero agire direttamente sull’infiammazione del ginocchio: i risultati sull’uomo sono attesi per il 2027.
