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Microplastiche nel cervello

Posted on 27 Giugno 202627 Giugno 2026 by Paolo Bonanni

(Washington Post) La comunità scientifica ha compreso con maggiore chiarezza la portata dell’inquinamento da microplastiche: è il grande malato è il cervello!

Dopo decenni in cui le microplastiche, frammenti invisibili, venivano rintracciate in fiumi, laghi e oceani, le ricerche più recenti hanno mostrato come le particelle siano ormai penetrate in profondità nei nostri corpi, fino a raggiungere organi considerati a lungo protetti. Il cervello, in particolare, è diventato il nuovo fronte di indagine.

Uno studio dell’Università del New Mexico ha analizzato cervelli umani prelevati da cadaveri, verificando se le microplastiche fossero in grado di superare la barriera ematoencefalica. I risultati hanno confermato non solo il passaggio, ma anche l’accumulo progressivo delle particelle nel tessuto cerebrale.

I cervelli di persone decedute nel 2024 presentavano concentrazioni nettamente superiori rispetto a quelli di individui morti nel 2016, senza alcuna correlazione con l’età. Analisi retrospettive su campioni risalenti al 1997 hanno evidenziato la stessa tendenza: più recente il campione, maggiore la presenza di microplastiche.

Una stima particolarmente discussa suggerisce che il cervello umano possa contenere fino allo 0,5% di microplastiche in peso, pari a circa 7 grammi, l’equivalente di un cucchiaino di plastica.

Tanti possibili danni

Parallelamente, il 2025 ha visto emergere nuovi collegamenti tra microplastiche e malattie neurodegenerative e cardiovascolari. Ricercatori dell’Università del Rhode Island hanno osservato che topi geneticamente predisposti all’Alzheimer, se esposti a particelle di polistirene, sviluppavano deficit di memoria simili alle fasi iniziali della malattia. I topi non esposti non mostravano gli stessi sintomi.

Un altro studio del New Mexico ha rilevato che i pazienti con demenza presentavano quantità di microplastiche tre-cinque volte superiori rispetto ai soggetti sani, pur avvertendo che la maggiore permeabilità del cervello in presenza di demenza potrebbe facilitare l’ingresso delle particelle.

Sul fronte cardiovascolare, una ricerca italiana del 2024 ha dimostrato che la presenza di microplastiche in un’arteria chiave aumenta il rischio di infarto, ictus o morte nei tre anni successivi.

Catena alimentare a rischio

La contaminazione non riguarda solo l’ambiente o il corpo umano, ma anche la catena alimentare. Analisi condotte nel Regno Unito hanno individuato microplastiche in bevande calde come tè e caffè, in acqua in bottiglia, succhi di frutta, energy drink e bibite. Le particelle sono state trovate anche in acqua di rubinetto, frutta, verdura, carne, pesce e soprattutto nei cibi altamente processati.

Il calore è un fattore critico: contenitori di plastica sottoposti a temperature elevate, come nel caso di bevande calde o cibi riscaldati al microonde, rilasciano quantità maggiori di particelle. A ciò si aggiunge la presenza di sostanze chimiche come ftalati e bisfenoli, note per interferire con il sistema endocrino.

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MyNewsRoom è redatto da Paolo Bonanni. Dopo 13 anni al Giornale di Montanelli il passaggio ai periodici con le direzioni di Forza 7, Sport Club, Film Tv, Max Italia (pro tempore anche Max Francia e Max Grecia), Fit for Fun, Capital e GQ.

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