(Bbc) Progressi, sfide e potenzialità dell’energia solare dallo spazio concorrono a vincere una frontiera tecnologica cruciale per il futuro energetico mondiale.
L’idea di catturare energia solare direttamente dallo spazio per trasmetterla sulla Terra ha radici che risalgono a decenni fa, ma solo ora un numero crescente di aziende sta rendendo questa possibilità una realtà concreta. La tecnologia nota come “space-based solar power” consiste nell’installare pannelli solari in orbita, dove possono catturare la luce solare senza le limitazioni dell’atmosfera terrestre, come l’effetto filtrante delle nuvole, l’alternanza giorno-notte e le condizioni atmosferiche variabili.
Un recente test svolto in Florida dalla società Star Catcher ha mostrato la fattibilità di trasmettere luce concentrata su lunghe distanze: con un sistema di lenti simili a grandi magnificatori, è stato possibile produrre un fascio di luce da 100 watt lungo 105 metri. Questa esperienza apre la strada all’uso di fasci luminosi per alimentare satelliti in orbita, superando la difficoltà delle interruzioni di energia.

Tanti satelliti uguale molta energia
La raccolta di energia nello spazio, rispetto a quella a terra, permette una conversione molto più efficiente: le stime parlano di una densità di potenza superiore di oltre dieci volte. Si prevederebbe che questa tecnologia possa fornire fino all’80% del fabbisogno energetico rinnovabile europeo. Paesi come Regno Unito, Stati Uniti, Giappone e Cina stanno investendo risorse significative in ricerca e sviluppo di satelliti, costellazioni di pannelli solari e sistemi di trasmissione di energia tramite microonde o laser verso la Terra.
Nonostante il potenziale, il progetto non è semplice da realizzare: servirebbero enormi costellazioni di satelliti in orbita geostazionaria e un’elevata quantità di lanci spaziali, con costi elevati e questioni operative complesse, tra cui la gestione del traffico spaziale e la sicurezza. Esistono anche dubbi sulla sostenibilità economica rispetto a fonti rinnovabili terrestri come eolico e solare convenzionale, più rapide da implementare e meno costose attualmente.
Tuttavia, molti esperti ritengono che i benefici a lungo termine superino queste difficoltà. Il potere di trasmettere energia ovunque sulla Terra in maniera continua e affidabile potrebbe rivoluzionare l’approvvigionamento energetico, con implicazioni anche per usi militari, soccorsi in caso di disastri e servire comunità isolate o poco raggiunte dalle reti elettriche tradizionali.

Stazioni solari e laser
Tra le realtà pionieristiche c’è Aetherflux, una startup americana che ha raccolto milioni di dollari per sviluppare una flotta di satelliti da posizionare in orbita bassa, dotati di laser a infrarossi per spedire energia a piccoli ricevitori a terra. Questi sistemi sono progettati con elevati standard di sicurezza per evitare danni a persone o oggetti volanti.
Il Regno Unito, con la società Space Solar, punta in alto progettando stazioni solari spaziali immense, della dimensione di intere città, capaci di produrre gigawatt di energia e trasmetterla su vaste aree, immaginando di soddisfare da sole una parte consistente del fabbisogno energetico nazionale entro il 2050.
Un importante ostacolo è legato al traffico spaziale: gestire migliaia di satelliti di grandi dimensioni senza causare collisioni o detriti è una sfida critica, come sottolineato dagli esperti dell’Agenzia Spaziale Europea. Inoltre, questioni legali internazionali sull’uso dell’orbita terrestre e sulla proprietà di infrastrutture così estese restano ancora da definire.
Nonostante i dubbi e le complessità, la corsa allo sviluppo della “space-based solar power” è in pieno svolgimento. Le nuove tecnologie e i costi di lancio in calo stanno avvicinando sempre più la possibilità di avere un’energia pulita, continua e abbondante proveniente dallo spazio, potenzialmente in grado di trasformare la sfida climatica globale.
