(Courrier international) In un Afghanistan piegato dalla fame e dalle restrizioni, emerge una realtà brutale: le donne, private del diritto al lavoro e ridotte alla miseria, sono costrette a subire molestie e ricatti sessuali pur di accedere agli aiuti umanitari.
Un’inchiesta di “Rukhshana Media”, testata afghana in esilio, svela il volto più abietto del potere locale sotto il regime dei talebani. Per ottenere le tessere annonarie o gli aiuti alimentari, le donne afghane devono sottoporre i propri moduli alla firma delle autorità locali: il wakil guzar (un mediatore comunitario) o l’imam della moschea.

È in questi uffici che la disperazione incontra il sopruso. Molte vedove, rimaste sole a gestire famiglie numerose dopo anni di guerra, denunciano come questi uomini approfittino della loro vulnerabilità.
Laila, una vedova di 29 anni con tre figli, racconta di essere stata palpeggiata dal wakil guzar locale. L’uomo le ha proposto esplicitamente di concedersi per una notte in cambio del raddoppio delle razioni alimentari. Di fronte al suo rifiuto, Laila si è rivolta all’imam, ricevendo una proposta altrettanto umiliante: diventare la sua “sposa temporanea”, un eufemismo che spesso maschera una forma di prostituzione forzata, in cambio di sussistenza.

Discriminazione etnica e sociale
La crisi è aggravata dalla struttura stessa del potere talebano. Il regime ha imposto funzionari di etnia Pashtun anche in quartieri a maggioranza Hazara, una minoranza storicamente perseguitata. Questo squilibrio di potere crea un clima di impunità totale.
Quando le donne provano a denunciare le molestie, si scontrano con una cultura che colpevolizza la vittima: “Se una donna si comporta bene, nessuno si comporta male con lei”.

La fame come arma di controllo
Secondo il Programma Alimentare Mondiale (PAM), due terzi dei nuclei familiari guidati da donne non riescono a procurarsi il cibo di base. Nel 2025, circa 22,9 milioni di persone hanno richiesto aiuti d’urgenza, ma i tagli ai finanziamenti internazionali hanno reso queste risorse ancora più scarse e, di conseguenza, più facili da usare come strumento di ricatto.
Chi si ribella, dice Marzia, viene cancellata dalle liste degli aiuti. “Hai voluto fare la pudica, non hai risposto alle mie chiamate. Ecco cosa ti costa”, le è stato detto apertamente dal funzionario dopo che lei aveva bloccato il suo numero per interrompere le continue telefonate oscene.
