Tempesta sull’eolico offshore

By Paolo Bonanni 4 Dicembre 2025 #eolico #offshore

(Le Monde) L’eolico in mare, pilastro delle rinnovabili basate su energia pulita, affronta una tempesta perfetta di sfide economiche e politiche.

L’inflazione alle stelle sui materiali come acciaio e rame, tassi di interesse in rialzo e ritardi logistici per cantieri XXL stanno frenando il settore dell’eolico offshore in tutto il mondo. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha rivisto al ribasso del 27% le previsioni di crescita fino al 2030, con cancellazioni di progetti in Europa, Giappone e India, mentre la Cina domina con il 50% delle nuove installazioni.​

In Francia, il colosso tedesco RWE si è ritirato dal più grande progetto rinnovabile del Paese, da 4,5 miliardi di euro al largo di Ouistreham (Calvados), lasciando TotalEnergies a procedere da sola con 1,5 GW di potenza. Peggio ancora, per l’appalto in acque profonde dell’isola d’Oléron, nessuno dei nove finalisti ha presentato un’offerta.

Negli USA, il presidente Donald Trump ha imposto un moratorio su nuovi parchi eolici offshore, definendoli “brutti” e dannosi per il paesaggio, un colpo durissimo per i produttori europei come Siemens Gamesa e Vestas che alzano i prezzi approfittando del duopolio sino-europeo.​

Gigantismo e complessità logistica

I parchi eolici marini richiedono investimenti enormi e tempi biblici: otto anni dall’assegnazione al via lavori, più due per l’operatività. Turbine sempre più gigantesche – prototipi cinesi da 26 MW con rotori larghi 310 metri – complicano trasporti e installazioni, gonfiando i costi in un mercato già capitalistico.

Non tutto è perduto. Nelle Orcadi, arcipelago scozzese, nasce il primo parco eolico britannico gestito da autorità locali: 18 turbine per 86,4 MW, sufficienti per 47.000 famiglie, finanziate con 70 milioni di euro dal Fondo Nazionale della Ricchezza. I profitti – stimati in 3-4 milioni di sterline annui – resteranno sul territorio per scuole, welfare e infrastrutture, contrastando il declino post-idrocarburi del Mare del Nord.

Duopolio Cina-Europa e nuovi mercati

Con 83 GW installati a fine 2024, l’eolico offshore resta 13 volte inferiore a quello onshore, ma il Global Wind Energy Council conta 100 GW in pipeline. Ottimismo da politiche favorevoli in Filippine, Vietnam, Corea del Sud e Brasile, nonostante il rallentamento globale da 9 GW annui nel 2024 a 37 nel 2030.

La perseveranza paga: venti più forti in mare aperto massimizzano l’efficienza, promettendo un “nuovo soffio” alle rinnovabili.