(El Pais) Adriana Lima, Alessandra Ambrosio e le sorelle Hadid guidano uno show che unisce vecchie icone e nuove stelle della moda in un grande spettacolo a New York. E sfilano anche le curvy.
Victoria’s Secret, la celebre marca di lingerie, ha fatto ritorno sulle passerelle con i suoi iconici angeli e le grandi ali, ma la tanto promessa diversità e inclusività nel suo ultimo show rimane un sogno lontano. Nonostante le dichiarazioni di voler abbracciare corpi più diversi e celebrare l’empowerment femminile, la realtà trascende le apparenze: le modelle più curvy vengono coperte, celate e messe in secondo piano rispetto alle silhouette snelle e “classiche” che dominano la scena.

L’anno scorso, il ritorno del fashion show, dopo anni di assenza, aveva già suscitato critiche aspre, con osservatori come Vanessa Friedman che definiva il tentativo della maison “torpido e fallito”, incapace di rinnovarsi e adeguarsi ai tempi. Molti outfit parevano più da festa di Halloween che da passerella di alta moda, sottolineando la discrepanza tra l’immagine di diversità promossa e la concreta realtà esposta.

Le curve di Jasmine
Nel recente spettacolo la modella curvy Jasmine Tookes, incinta e veterana del marchio, ha aperto la sfilata come simbolo di un’ipotesi di inclusione. Ma il corpo “diverso” richiede veli e giacche, come nel caso di Barbie Ferreira, che ha sfilato avvolta in una giacca di jeans, nascondendo così le sue curve invece di metterle in mostra. Questi dettagli non passano inosservati al pubblico, che si interroga sul perché si debba “coprire” ciò che dovrebbe essere celebrato.

La presenza di star come Emily Ratajkowski e le sorelle Hadid, nota per la loro figura longilinea, mostra come alla fine il brand preferisca puntare su corpi più magri, ai quali vengono assegnati outfit più ridotti e audaci, a differenza delle colleghe più formose.

Quando modelle come Paloma Elsesser sfilarono l’anno precedente, indossavano elementi che accentuavano la differenza, come grandi fiocchi, invece della lingerie più tipica, sottolineando simbolicamente la loro posizione fuori dai canonici standard.

La presenza di modelle curvy rimane dunque più un atto di tokenismo che un effettivo cambiamento culturale. Ashley Graham stessa ha pubblicamente ringraziato il brand per l’opportunità di rappresentare le donne di taglia più grande, ma il suo ringraziamento rivela anche che essere accettate significhi ancora “una grazia” concessa, più che una parità consolidata.

Si è tornati alla bellezza magra
Critici e fashion insider denunciano una regressione nel campo della diversità, con un ritorno ai canoni di bellezza tradizionali, accentuati da tendenze contemporanee come l’uso di farmaci per la perdita di peso (Ozempic). Molti designer e marchi concorrenti hanno, invece, fatto passi avanti nell’accogliere diverse forme corporee senza usarle come mero elemento pubblicitario.

La realtà è che la diversità sbandierata da Victoria’s Secret è più una facciata, una maschera che fatica a decollare e a rappresentare davvero la varietà e la complessità delle donne reali. Nikita Walia, stratega del brand, osserva che l’inclusività sta diventando sempre più una sovraccorrezione in un clima di crescente conservatorismo culturale e restrizioni sociali.
