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L’illusione Ozempic

Posted on 8 Novembre 20267 Novembre 2026 by Paolo Bonanni

(Abc) Dimagrire non basta per guarire dall’obesità. Il successo delle nuove terapie non va misurato sulla bilancia, ma dalla capacità di riparare il tessuto adiposo e gli organi danneggiati. Il grasso conserva una «memoria infiammatoria» che spiega perché, quando si sospendono i farmaci, i chili tornano così in fretta. La ricerca punta ora su terapie combinate che preservino il muscolo e proteggano gli organi.

Per anni la bilancia e l’indice di massa corporea hanno avuto l’ultima parola sull’eccesso di peso. Poi è arrivata l’ultima generazione di farmaci agonisti del recettore GLP-1. Molecole come la semaglutide e la tirzepatide, ormai note al grande pubblico con i loro nomi commerciali, ottengono cali di peso storici senza passare dalla sala operatoria. La scienza, però, comincia a mettere in guardia da un miraggio: dimagrire molto non significa automaticamente stare bene.

La vera sfida non è eliminare il grasso a ogni costo, ma far tornare il tessuto adiposo a funzionare come un organo sano e flessibile. Quando per lungo tempo si accumula più energia di quanta se ne consuma, gli adipociti si gonfiano fino a non ricevere più abbastanza sangue. A quel punto collassano e muoiono, e innescano fibrosi e infiammazione cronica. Il grasso diventa così una sorta di discarica tossica che riversa lipidi nel sangue e invade fegato, cuore e muscoli.

I farmaci riducono il carico di nutrienti e rimpiccioliscono le cellule adipose, e così alleviano quasi subito la resistenza all’insulina. Le tracce profonde del danno, però, restano. Il tessuto può conservare una «memoria infiammatoria» e cicatrici fibrose che lo rendono meno capace di adattarsi. Questa memoria molecolare aiuterebbe a capire perché, quando si sospendono le terapie, la grande maggioranza dei pazienti ritrova in fretta l’appetito e i chili persi.

Il tessuto cicatrizzato torna infatti a gonfiare il vecchio grasso prima di reclutare cellule giovani e sane, e il ciclo infiammatorio ricomincia. La sfida non è più soltanto spegnere la fame agendo sul cervello. Bisogna riparare la struttura del tessuto adiposo e riprogrammarne le cellule staminali.

I limiti della terapia con un solo farmaco

Insieme al grasso si perde anche muscolo, gli effetti gastrointestinali sono marcati e la risposta cambia molto da persona a persona. Bisogna smettere di guardare solo al peso e cercare trattamenti che proteggano organi specifici, preservino il muscolo ed evitino l’effetto rimbalzo. Le nuove molecole in sviluppo colpiscono più bersagli ormonali, come GIP, glucagone e amilina. Alcune aggiungono bloccanti della miostatina, perché i chili persi siano solo grasso e non muscolo.

La ricerca esplora anche effetti inattesi

Ci sono prove secondo cui questi farmaci smorzano i picchi di dopamina legati alle dipendenze. Ridurrebbero così il desiderio compulsivo di alcol, nicotina e oppioidi. Gli scienziati si chiedono se la protezione dal declino cognitivo dipenda da un’azione diretta sul cervello o dal miglioramento della salute cardiovascolare e metabolica. Nel contempo invitano alla cautela sugli effetti contro il cancro. Il forte dimagrimento e i cambiamenti di vita che lo accompagnano rendono difficile isolare l’azione diretta del farmaco sui tumori.

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MyNewsRoom è redatto da Paolo Bonanni. Dopo 13 anni al Giornale di Montanelli il passaggio ai periodici con le direzioni di Forza 7, Sport Club, Film Tv, Max Italia (pro tempore anche Max Francia e Max Grecia), Fit for Fun, Capital e GQ.

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