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Belfast e le sue cicatrici

Posted on 8 Novembre 20267 Novembre 2026 by Paolo Bonanni

(Die Zeit) Tra muri della pace, pub sopravvissuti alle bombe e una scena artistica vivace, il capoluogo nordirlandese porta le ferite dei Troubles senza vergogna. Divisa, ironica e più ottimista di quanto i suoi abitanti ammettano, Belfast ha imparato a trarre forza dalle proprie disgrazie.

Chi atterra a Belfast scende in uno dei due soli aeroporti al mondo intitolati a un calciatore. L’altro porta il nome di Cristiano Ronaldo, a Madeira. Il George Best City Airport ricorda invece il genio nordirlandese che con la palla non aveva rivali, ma che non riuscì a governare la propria vita e morì consumato dall’alcol. Dedicare a lui lo snodo principale della città dice già molto: qui sconfitte e cicatrici non si nascondono, si portano con dignità.

I belfastiani sono spesso i critici più feroci della loro città, che definiscono brutta senza giri di parole, eppure finiscono per rivelarsi i suoi sostenitori più accesi. Molti sono tornati dopo anni all’estero, attirati dal costo della vita contenuto e da una mentalità schietta. Belfast si è rialzata più volte: dai bombardamenti tedeschi, dal crollo dei cantieri navali negli anni Cinquanta e Sessanta, dai Troubles, che dagli anni Settanta hanno causato circa 3.500 morti. Il titolo di «seconda città d’Irlanda» resta però conteso. Lo userebbero i repubblicani cattolici, mentre per i lealisti protestanti Belfast appartiene al Regno Unito.

Dal dolore un’attrazione

Nel Titanic Quarter, dove un tempo sorgeva il cantiere del celebre transatlantico, oggi c’è un grande museo. L’Hotel Europa, colpito da innumerevoli attentati, viene chiamato «l’hotel più bombardato del mondo». Le cosiddette peace lines separano ancora i quartieri cattolici da quelli protestanti, e molti varchi vengono chiusi al tramonto.

Shankill Road e Falls Road distano appena quattrocento metri, divise da un muro di metallo e filo. Ai lati, murales, bandiere ed elenchi di vittime in cui ogni parte ricorda soltanto i propri morti. L’urbanista Brendan Murtough, della Queen’s University, descrive due città distinte. Nei quartieri poveri il conflitto prosegue sotto forma di criminalità e di attacchi razzisti contro gli immigrati. Una classe media numerosa, invece, vuole lasciarsi tutto alle spalle.

Grande vitalità artistica

Accanto alle ferite c’è una vitalità creativa sorprendente per una città di 355.000 abitanti. Qui sono stati girati “Game of Thrones” e la serie poliziesca “Blue Lights”. Il trio hip hop Kneecap, politicamente molto discusso, ha reso l’irlandese una lingua di moda tra i giovani. La scrittrice Jan Carson e lo scrittore Glenn Patterson, direttore del Seamus Heaney Centre, raccontano una scena culturale viva e solidale e una vita notturna rinata. Si ritrova nei pub come la Sunflower Bar, con il suo ingresso ancora protetto da una grata, lo spirito della città, fatto di musica dal vivo e calore irlandese.

Belfast appare così più arcaica e insieme più moderna di molte città europee. Anche nei settori più intransigenti sembra resistere una scintilla di ottimismo, accompagnata da un umorismo secco che l’autore paragona a un «fuoco amico», nel senso più caldo del termine.

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MyNewsRoom è redatto da Paolo Bonanni. Dopo 13 anni al Giornale di Montanelli il passaggio ai periodici con le direzioni di Forza 7, Sport Club, Film Tv, Max Italia (pro tempore anche Max Francia e Max Grecia), Fit for Fun, Capital e GQ.

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