(Les Echos) Dagli occhiali di Meta ai compagni virtuali, l’intelligenza artificiale rilancia la sfida al telefono. Ma la vera posta in gioco è il controllo dell’interfaccia tra utenti e piattaforme. Il telefono non sparirà presto, ma il suo ruolo potrebbe cambiare entro dieci anni.
Da quando Apple presentò il primo iPhone nel 2007, i tentativi di mandare in pensione lo schermo tascabile si sono moltiplicati, quasi sempre senza successo. Ora l’intelligenza artificiale offre una nuova occasione a chi sogna di voltare pagina. Negli ultimi mesi sono arrivati il ciondolo Friend, pensato come un compagno virtuale capace di ascoltare l’ambiente e offrire sostegno emotivo, e l’anello Oura, che usa l’IA per interpretare i dati su salute e sonno.

L’offensiva più decisa arriva però da Mark Zuckerberg. Dopo aver mancato la svolta della telefonia mobile, il fondatore di Meta vuole creare il prossimo oggetto connesso di massa. Grazie all’alleanza con EssilorLuxottica, il gruppo lancerà entro fine anno quasi cento modelli di occhiali connessi. Le ultime generazioni integrano l’IA e alcune hanno un display: permettono di aprire app, ascoltare musica e tradurre conversazioni in tempo reale. A questi si aggiunge Muse Charm, un piccolo compagno da agganciare ai vestiti, simile a un Tamagotchi, che dà accesso al nuovo assistente del gruppo.

Il contesto sembra favorevole
La stanchezza da schermo, pur enfatizzata dai nuovi sfidanti, è reale. Secondo un sondaggio Pew di settembre 2026, il 53% degli adulti americani ritiene di passare troppo tempo sullo smartphone. Il mercato dei telefoni, intanto, è in caduta: nel terzo trimestre le consegne sono calate del 22%, a causa dei forti rincari legati alla domanda generata dall’IA.
Eppure il telefono resta saldamente in tasca. Per ogni paio di occhiali connessi venduto si vendono ancora più di 80 smartphone, senza contare il parco installato. La partita, dunque, non riguarda tanto la sostituzione quanto il controllo dell’interfaccia. Con l’IA multimodale, i dispositivi indossabili captano con più precisione ciò che vediamo e sentiamo, le nostre abitudini e perfino i parametri fisiologici.
Meta avanza come un rullo compressore: secondo uno studio di Surfshark, Muse dichiara di raccogliere 31 dei 35 tipi di dati censiti dall’App Store, appena dietro Meta AI. A settembre il gruppo ha poi annunciato funzioni di shopping e navigazione sui suoi occhiali, per inserirsi in ricerche, raccomandazioni e acquisti.

Questa prospettiva minaccia Apple
Cupertino potrebbe perdere influenza sulla scoperta dei servizi e sulle transazioni, nonostante l’enorme base di iPhone e Mac. Ne risentirebbe una parte dei ricavi legati all’App Store e ai pagamenti. Finora l’approccio del gruppo è stato difensivo e tardivo, affidato alla partnership con Google Gemini, mentre la vera sfida è ridefinire l’interfaccia uomo-macchina.
Il tempo, però, non manca. Apple sviluppa i propri dispositivi, forse anche occhiali attesi per fine 2027. La regolamentazione, inoltre, frena la diffusione di questi gadget, soprattutto in Europa. Friend ha sospeso le vendite ad aprile 2026, mentre gli occhiali di Meta continuano a sollevare polemiche sulla privacy. Il divario con lo smartphone dovrebbe restare ampio anche nel 2030. Entro una decina d’anni, però, il telefono dovrebbe diventare soprattutto un hub di calcolo e connettività, mentre l’interazione si sposterà in parte verso altre interfacce.