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Tutti i morti dell’Alta velocità

Posted on 5 Novembre 20265 Novembre 2026 by Paolo Bonanni

(mynewsroom.it) I recenti incidenti di Adamuz e Urda mettono sotto i riflettori i pericoli della rete “speed”: ma il caso spagnolo, quasi la metà dei morti registrati nella storia dell’alta velocità è in controtendenza rispetto alla situazione mondiale. Giappone, Cina e mezza Europa viaggiano di più e con meno incidenti. E in Italia c’è stato un solo incidente, con due morti.

Due incidenti in appena nove mesi, 115 morti complessivi: 46 ad Adamuz e 69 a Urda. Per l’alta velocità spagnola, un tempo considerata un modello e negli ultimi anni già segnata da guasti e ritardi, il bilancio è pesantissimo. Delle 270 vittime contate negli incidenti dei treni ad alta velocità in tutto il mondo, quasi la metà sono morte in Spagna in questo breve arco di tempo. Nessun altro Paese ha registrato due sinistri di tale gravità in meno di un anno.

Il confronto con le altre grandi reti è impietoso. Il Giappone è il riferimento assoluto. Lo Shinkansen, inaugurato nel 1964 in coincidenza con le Olimpiadi di Tokyo, in sessant’anni non ha mai avuto un morto per collisioni o deragliamenti. L’episodio più grave risale al marzo 2022, quando un terremoto di magnitudo 7,4 fece uscire dai binari un convoglio con 80 persone a bordo.

I feriti furono sei, nessuno grave, perché il sistema di allerta sismica aveva azionato i freni due minuti prima della scossa. La rete nipponica è più corta di quella spagnola, 3.146 chilometri contro 3.993, ma trasporta circa dieci volte più passeggeri: 400 milioni l’anno contro 40. Nel 2024 la linea Tokaido ha accumulato un ritardo medio di appena 1,4 minuti.

La Cina impressiona per le dimensioni

Dal primo collegamento Pechino-Tianjin del 2008, la rete ha superato i 50.000 chilometri e trasporta 3,3 miliardi di passeggeri l’anno. L’incidente più grave avvenne a Wenzhou nel 2011: un fulmine fermò un treno mentre un errore di segnalamento indicava il binario libero, e un secondo convoglio lo tamponò. I morti furono 40. Da allora si è registrato un solo altro incidente mortale, nel 2022.

Meglio il resto dell’Europa

La Germania pagò il prezzo più alto nel 1998 a Eschede, dove la rottura di una ruota provocò 101 vittime. Da quella catastrofe nacquero ispezioni più frequenti, maggiori investimenti e sistemi di controllo automatico più robusti. Le cifre della spesa segnano la distanza da Madrid: nel 2024 Deutsche Bahn ha destinato circa 20,1 miliardi di euro alla rete, di cui 4,5 alla sola manutenzione. Adif, il gestore spagnolo, ne ha spesi 431,7 milioni nel 2025.

La Francia conta un solo incidente, quello di Eckwersheim nel 2015, durante un collaudo: il TGV affrontò a oltre 250 km/h una curva limitata a 176. I morti furono undici. L’Italia, con appena 1.400 chilometri di linee veloci ma frequenze fino a un treno ogni venti minuti tra Milano e Roma, ha registrato un unico deragliamento, nel febbraio 2020. Persero la vita i due macchinisti, per un errore umano nella posa di un deviatoio. il deragliamento del 6 febbraio 2020, quando uscì dai binari a Livraga, in provincia di Lodi il treno Milano.

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MyNewsRoom è redatto da Paolo Bonanni. Dopo 13 anni al Giornale di Montanelli il passaggio ai periodici con le direzioni di Forza 7, Sport Club, Film Tv, Max Italia (pro tempore anche Max Francia e Max Grecia), Fit for Fun, Capital e GQ.

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