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Alle Azzorre a “caccia” di balene

Posted on 5 Novembre 20265 Novembre 2026 by Paolo Bonanni

(Frankfurter Allgemeine) Un tempo le vedette avvistavano i capodogli per ucciderli. Oggi guidano scienziati e volontari che li studiano. Alle Azzorre chiunque li può aiutare, a patto di sopportare onde, freddo e lunghe attese.

«Il numero 0019 vorrei proprio rivederlo». Lisa Steiner fissa il monitor, dove scorrono una dopo l’altra le sagome scure delle code dei capodogli, fotografate a un centinaio di metri da un catamarano che beccheggia. Lo 0019 è una femmina avvistata per la prima volta nel 1987 al largo delle Azzorre, l’ultima nel 2024. Anche oggi non si è fatta vedere.

La biologa marina riconosce i cetacei dalle tacche delle pinne caudali, uniche come impronte digitali. Gestisce il Flukebook, uno dei più grandi archivi fotografici scientifici al mondo dedicati a queste code: circa 5.000 immagini scattate nell’arcipelago portoghese e altre 3.000 in altri mari.

In oltre trent’anni di uscite ne è nata una serie storica che documenta le rotte migratorie dei capodogli e i loro legami sociali. Ha permesso di dimostrare, per esempio, che i maschi nuotano dal Nordamerica fino alle Azzorre, e che un’area marina protetta alle Canarie è probabilmente inutile, perché lì le balene quasi non passano.

Dal 1999 l’organizzazione Biosphere Expeditions consente a chiunque di affiancarla per dieci giorni intorno all’isola di Faial, con una quota a partire da 2.690 euro. Il luogo non è casuale. Qui il mare raggiunge i 4.000 metri di profondità e, oltre alle nove isole vulcaniche, dal fondale si innalzano più di 10.000 montagne sottomarine. Le correnti che urtano i loro pendii portano in superficie nutrienti di cui si alimentano plancton, crostacei, pesci e cefalopodi. È un banchetto che attira 28 specie di cetacei.

Avvistare i soffi

A bordo del motocatamarano Physeter ciascuno dei dodici volontari ha un compito, che cambia ogni giorno: avvistare i soffi, misurare la temperatura dell’acqua, annotare posizione e numero degli animali, raccogliere feci di balena con il retino, fotografare. Le giornate in mare durano dalle cinque alle sette ore e non si rientra prima, nemmeno con il mal di mare. Il lavoro è bagnato, freddo e faticoso. Eppure senza quegli occhi e quelle mani in più la ricerca procederebbe a stento, e qualche errore dei dilettanti è messo in conto.

Una strage di capodogli

Le Azzorre conoscono bene la ricerca delle balene. Tra il 1896 e il 1949 vi furono uccisi 12.000 capodogli, animali fino a 60 tonnellate, ricercati per lo spermaceti destinato a candele, farmaci, cosmetici e lubrificanti di precisione. Dalle torrette costiere, le vigias, le vedette riconoscevano la specie dall’altezza e dall’angolo del soffio. L’ultimo capodoglio fu ucciso a Pico il 10 settembre 1987. Oggi le stesse vedette guidano via radio ricercatori e operatori turistici.

Dopo sei giorni, 752 chilometri e 36 ore di navigazione, il bilancio conta otto specie: oltre 400 delfini comuni, quattro megattere, una balenottera azzurra, due rari zifi e 69 capodogli, tra cui alcune vecchie conoscenze.

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MyNewsRoom è redatto da Paolo Bonanni. Dopo 13 anni al Giornale di Montanelli il passaggio ai periodici con le direzioni di Forza 7, Sport Club, Film Tv, Max Italia (pro tempore anche Max Francia e Max Grecia), Fit for Fun, Capital e GQ.

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