(Le Figaro) Il lato oscuro degli occhiali connessi con telecamera integrata, ormai quasi indistinguibili da quelli tradizionali, è il rischio di molestie sessuali, violazione della privacy e diffusione non consensuale di immagini. Oltre nove milioni di paia vendute nel mondo e un LED di segnalazione che si disattiva con 80 euro. L’Europa si interroga su come porre un freno.
Si distinguono a fatica dalle montature tradizionali, ed è proprio questo il problema. Gli occhiali connessi, come gli ultimi modelli lanciati da Meta con Ray-Ban e Oakley, nascondono nella montatura obiettivi miniaturizzati quasi invisibili. L’unico segnale è un piccolo LED che lampeggia quando la telecamera è in funzione, una misura di riservatezza imposta dal produttore. Ma c’è già chi ha imparato a spegnerlo. Nel mondo ne sono state vendute oltre nove milioni di paia e gli abusi si moltiplicano.
I casi più frequenti riguardano adescatori di strada che avvicinano giovani donne, le filmano senza consenso con approcci spesso volgari e pubblicano poi i video sui social in cerca di visibilità. Le immagini sono a volte accompagnate da commenti degradanti, insulti e talvolta minacce di morte, dietro cui individua l’influenza del movimento mascolinista.
Nel mirino finiscono anche cassieri, commessi e dipendenti dei fast food, ridicolizzati in finti scherzi poi diffusi online. Intanto prospera un mercato parallelo: per 80 euro c’è chi disattiva il LED a domicilio, vantando persino poliziotti tra i clienti. Nelle boutique di lusso ad alcuni fattorini viene chiesto di togliere gli occhiali, mentre i clienti che li indossano sono tenuti sotto stretta osservazione.

A inizio 2026 un dipendente di una fabbrica di armamenti è stato fermato con il sospetto di aver sottratto dati riservati in un’area in cui le riprese erano vietate: indossava semplicemente occhiali connessi. Accertato che non fosse una spia, è stato rilasciato. Ospedali, cinema, spogliatoi, perfino le aule di tribunale appaiono più vulnerabili.
Invasione di Grandi Fratelli
Il saggista Robin Rivaton descrive strade invase da milioni di piccoli Grandi Fratelli e mette in guardia dall’abbinamento con motori di ricerca biometrici basati sull’intelligenza artificiale, capaci di risalire all’identità di chiunque, come dimostrato da due studenti di Harvard. E ora arriva sul mercato Wavestone, un accessorio ancora più discreto: il Muse Charm di Meta, un ciondolo dotato di due telecamere.
L’Europa intanto si muove. In Svizzera una petizione chiede di vietarne la vendita, la Norvegia intende bandirli temporaneamente da parchi, scuole, musei e strutture sanitarie, e Oslo li ha già esclusi dagli istituti scolastici. In Italia non esiste una legge specifica sugli occhiali connessi: si applicano le norme generali su privacy, immagine e reati informatici, mentre le autorità per ora si muovono con dichiarazioni di principio più che con divieti.

Il quadro normativo
Indossare gli occhiali connessi e usarli è lecito. Gli smart glasses sono legali per uso personale, ma la registrazione di altre persone è soggetta alla legge sulla privacy.
A differenza di Olanda e Belgio, in Italia nessun rivenditore ha annunciato stop, e il 13 ottobre i Meta Ray-Ban Display sono arrivati in Italia a 899 euro. Mancano regole dedicate per i luoghi sensibili: mancano ancora linee guida esplicite per ristoranti, hotel, spazi pubblici.
Anche nelle scuole c’è un vuoto, perché la circolare Valditara vieta solo smartphone e dispositivi assimilabili, senza menzionare esplicitamente gli occhiali smart, e le scuole possono vietarli inserendo un divieto esplicito nel regolamento d’istituto.