(Le Temps) Un vaccino a mRNA personalizzato, sviluppato da Merck e Moderna, riduce del 42% il rischio di recidiva nei pazienti operati di melanoma. È il primo a dare risultati convincenti in uno studio di fase III anche se mancano ancora i dati sulla sopravvivenza globale. E il costo di una terapia su misura preoccupa i sistemi sanitari.
Il melanoma è stato il primo tumore su cui gli inibitori dei checkpoint immunitari hanno mostrato un’efficacia senza precedenti, inaugurando una nuova stagione dell’oncologia. Ora potrebbe essere di nuovo il banco di prova di una svolta: quella dei vaccini terapeutici personalizzati a mRNA. L’Intismeran, messo a punto da Merck e Moderna, è il primo a ottenere risultati solidi nel trattamento adiuvante di pazienti già operati. Già in estate un laconico comunicato sui risultati preliminari aveva fatto volare in Borsa i titoli delle due aziende.
La ricerca sui vaccini antitumorali dura da decenni ed è passata dall’ambizione di una protezione preventiva o universale a strategie terapeutiche su misura. La pandemia ha accelerato un filone di ricerca già avviato. L’Intismeran non contiene sequenze virali, ma «neoantigeni»: mutazioni presenti solo nelle cellule tumorali, la cui combinazione rende ogni tumore unico. Il vaccino viene prodotto per ciascun paziente a partire da un campione del suo tumore, il cui genoma viene sequenziato; algoritmi di analisi e previsione selezionano fino a 34 neoantigeni, quelli più adatti a scatenare una risposta immunitaria.

L’iter dello studio
Lo studio ha seguito 1.137 pazienti con melanoma operato, dallo stadio II al IV. In 380 hanno ricevuto per un anno, ogni sei settimane, l’immunoterapia standard con pembrolizumab; gli altri 757 hanno ricevuto in aggiunta fino a nove dosi di vaccino.
Dopo due anni, l’82,2% dei pazienti trattati con la combinazione era vivo e senza recidiva, contro il 70% dell’altro gruppo. Il rischio di metastasi cala del 38%, senza aumento della tossicità grave. I dati sulla sopravvivenza globale, però, non sono ancora disponibili.

Il problema dei costi
Si apre un nuovo capitolo anche se esiste la necessità di risultati a lungo termine, di repliche su altri tumori. Resta poi il nodo del prezzo, ancora non annunciato. L’immunoterapia a cui il vaccino si affianca costa già circa 80.000 euro l’anno, mentre solo una minoranza di pazienti trae beneficio dall’aggiunta. Con sistemi sanitari sempre più sotto pressione, è probabile che le autorità attendano i dati sulla sopravvivenza prima di decidere.