(Financial Times) I farmaci GLP-1 stanno ridisegnando i consumi: dai supermercati alle compagnie aeree, oltre duecento grandi aziende discutono ormai degli effetti dei nuovi farmaci dimagranti. Chi non si adatta rischia di perdere clienti. Meno patatine, più proteine e taglie più piccole, così sono cambiate le abitudini di milioni di consumatori e creati nuovi vincitori e vinti.
Per un quarto di secolo i clienti di taglia forte sono stati il cuore dell’attività di Alan Horowitz, sarto su misura di Madison Avenue, a New York. Oggi molti di loro tornano in negozio con decine di chili in meno, oppure non tornano affatto. Horowitz stima che i farmaci per la perdita di peso gli abbiano sottratto tra il 10 e il 12% del fatturato. La sua bottega, fondata dal nonno a Brooklyn nel 1913, è uno dei tanti esempi di un cambiamento che sta investendo l’intera economia dei consumi.
Negli Stati Uniti quasi un adulto su dieci assume oggi un farmaco della famiglia GLP-1. Dall’approvazione di Wegovy da parte della Food and Drug Administration nel 2021, la diffusione è stata rapida: a giugno circa 38 milioni di americani li utilizzavano, secondo Gallup. Nel Regno Unito si stima una quota vicina al 5% degli adulti. Le aziende se ne sono accorte: nel trimestre chiuso a settembre oltre 200 società quotate estranee al settore sanitario hanno citato questi farmaci nelle conference call sui conti, più del doppio rispetto all’anno precedente.
L’arrivo delle versioni in pillola e, nel prossimo decennio, dei farmaci generici a base di semaglutide, con la scadenza dei brevetti all’inizio degli anni Trenta, promette di ampliare ulteriormente il fenomeno.

Sul fronte opposto c’è l’industria alimentare
Tra i beneficiari figurano le palestre. Il gruppo britannico PureGym ha lanciato programmi di allenamento dedicati, mentre l’americana Planet Fitness ha stretto un accordo con una piattaforma di telemedicina che prescrive i farmaci.
Anche integratori e cosmetici crescono: un’indagine indica che chi assume GLP-1 spende circa il 20% in più in integratori. Le compagnie aeree, dal canto loro, potrebbero risparmiare carburante grazie a passeggeri più leggeri. Secondo Jefferies, i quattro maggiori vettori statunitensi potrebbero ottenere un risparmio di circa 580 milioni di dollari l’anno.
Uno studio della Cornell University rileva che nei primi sei mesi di trattamento la spesa per dolci da forno cala del 9% e quella per patatine e snack salati dell’11%. I produttori puntano su porzioni ridotte e prodotti proteici, mentre lo yogurt registra una crescita sostenuta. Anche la ristorazione veloce soffre, con un calo della spesa stimato all’8%. McDonald’s sta studiando opzioni più ricche di proteine, mentre Domino’s ha segnalato il rischio agli investitori.

Moda e taglie minori
L’alcol, contrariamente alle attese, sembra reggere meglio: Diageo ha riferito riduzioni contenute nei consumi di birra, vino e superalcolici tra gli utenti dei farmaci.
Infine la moda. Quasi tre utenti su quattro dichiarano un cambiamento significativo della taglia, e catene come Macy’s segnalano una flessione delle taglie forti. Per alcuni marchi è un’occasione: chi dimagrisce tende a rinnovare il guardaroba. Lo sa bene Horowitz, che vede tornare anche chi ha ripreso peso e deve allargare di nuovo i propri abiti.