(mynewsroom.it) Dal ritmo dei nostri geni alle chemioterapie calibrate sull’ora del giorno, la cronobiologia rivela quanto la luce governi l’organismo. E la comunità scientifica chiede all’Europa di non rinunciare all’ora solare. Due terzi dei geni essenziali alla vita delle cellule seguono un ciclo di 24 ore. Per i ricercatori, un’ora legale permanente costerebbe cara alla salute di milioni di persone.
Difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni, calo della concentrazione, irritabilità, battito accelerato, fino a un aumento del rischio di ictus e depressione. Il passaggio all’ora solare impone all’organismo un pedaggio che può durare giorni o settimane, il tempo necessario a ricalibrare l’orologio interno che sovrintende a tutte le funzioni biologiche.
Questo metronomo risiede nell’ipotalamo, una piccola struttura cerebrale che regola appetito, sonno e temperatura corporea attraverso l’attività elettrica ciclica di circa 10.000 neuroni, governati da una quindicina di geni.
Esperimenti su volontari tenuti al buio, senza riferimenti temporali, hanno mostrato che il ciclo spontaneo oscilla tra 23 ore e mezza e 24 ore e mezza, con una media di 24 ore e 10 minuti. Lo psicologo Michael Breus ha reso celebre una classificazione in quattro cronotipi su base genetica, che distingue i mattinieri (15-20% della popolazione), i nottambuli (25-30%) e la maggioranza allineata al ciclo del sole.

Un ritardo
L’orologio interno, però, accumula ritardo: almeno dieci minuti al giorno, fino a trenta nei cronotipi più tardivi. A rimetterlo in fase provvedono segnali esterni, e la luce è il più potente. La captano speciali cellule della retina sensibili al blu, collegate all’ipotalamo da un circuito distinto da quello della visione. Il Centro di ricerca in neuroscienze di Lione ha dimostrato che l’effetto dipende da orario, spettro e intensità: bastano pochi lux, la penombra di una notte di luna piena, per bloccare la melatonina, l’ormone che favorisce il sonno.
All’orologio centrale si affiancano orologi secondari nel cervello e periferici in ogni organo. L’équipe Inserm ha scoperto che due terzi dei geni legati a funzioni cellulari essenziali, dalla riparazione del Dna al metabolismo, si esprimono ciclicamente in 64 organi e tessuti, con un primo picco tra sei e otto ore dopo il risveglio e un secondo in prima serata.
Ne è nato un atlante che oggi sostiene la cronoterapia, ovvero la somministrazione dei farmaci quando sono più efficaci e meno tossici. In oncologia oltre l’80% dei bersagli dei farmaci antitumorali oscilla nell’arco della giornata, e la chemioterapia mattutina per i tumori cerebrali ha migliorato la sopravvivenza riducendo gli effetti collaterali. L’oxaliplatino somministrato in base all’orologio biologico ha ridotto di dieci volte il bruciore e del 55% il vomito, consentendo di aumentare la dose del 15%.

Resta la questione politica
L’abolizione del cambio d’ora, votata dall’Unione europea nel 2019, avrebbe dovuto applicarsi dal 2021, ma i Paesi membri non hanno trovato un accordo sull’ora da mantenere. La gran parte della comunità scientifica indica l’ora solare. Con un’ora legale permanente, il 25 dicembre a Roma il sole sorgerebbe alle 8.36 anziché alle 9.36, privando milioni di persone della luce mattutina necessaria a sincronizzare il proprio orologio interno.