(New York Times) Dalla fragranza che i frati di Santa Maria Novella crearono per Caterina de’ Medici alle botteghe degli ultimi maestri profumieri, un viaggio nella culla della profumeria moderna. Firenze conserva una tradizione che resiste alle multinazionali. E che si può portare a casa in una boccetta.
Sotto i soffitti affrescati della profumeria di Santa Maria Novella, tra la folla di turisti, una commessa porge un cartoncino profumato. Si sentono agrumi, rosmarino e una nota di sapone. È l’Acqua della Regina, la fragranza che i frati domenicani composero per Caterina de’ Medici quando, nel Cinquecento, lasciò Firenze per sposare il futuro re di Francia.
Oggi la gloria olfattiva appartiene alla Francia, ma la profumeria moderna è nata in Toscana. Nel Medioevo e nel Rinascimento il confine tra essenze, farmaci e preghiera era sottile, e i monaci erano maestri nell’estrarre aromi dalle erbe dei loro chiostri. Il convento di Santa Maria Novella, confiscato dallo Stato nell’Ottocento e poi passato a privati, dal 2021 appartiene a una società d’investimento italiana.
Molti laboratori storici sono finiti nelle mani di grandi gruppi. Eppure la tradizione è ancora abbastanza viva da fare del naso una buona guida per visitare la città, come ha scoperto l’autrice del reportage durante un viaggio autunnale con la madre.

Il punto di partenza ideale è il Museo del Profumo di Lorenzo Villoresi, nel palazzo d’Oltrarno che ospita anche il suo laboratorio. La visita costa 18 euro e non riguarda i profumi finiti, ma le materie prime: dalla cannella alla rosa fino alle ghiandole animali essiccate, passando per gli accordi che formano le note di fondo, di cuore e di testa.
Villoresi ha studiato filologia classica prima di diventare un «naso» per clienti come Billy Joel e Madonna, e spiega che l’olfatto «arriva molto in fretta alla memoria». Lamenta però il declino del mestiere: insieme ai profumieri sono scomparsi anche i vetrai e i pellettieri che lavoravano per loro. «Quelli che restano non sono semplici artigiani, sono tesori».

Qualcuno resiste
La Farmacia SS. Annunziata, fondata nel 1561 da un mercante di spezie, produce fragranze ispirate al passato artigiano della città. All’Antica Spezieria Erboristeria San Simone, aperta nel Settecento, Fernanda Russo ha dedicato una linea alle strade fiorentine: via Tornabuoni, antica dimora dei nobili, sa di vetiver e legno d’ambra. Aquaflor, nata più di recente, nel 2009, crea nel suo laboratorio sotterraneo profumi come 1919, a base di cardamomo e tabacco, oltre a una fragranza per la casa ispirata al Giardino di Boboli.
Corsi di fragranze
Il viaggio si chiude da Profumoir, cofondato da Sileno Cheloni, dove una sessione privata costa 320 euro. In città i corsi vanno dai 70 euro di San Simone ai 570 di Aquaflor. Tra decine di flaconi anonimi l’autrice ne sceglie cinque: neroli, lillà, un accordo di tabacco e vaniglia e due tipi di ambra. La miscela, chiusa da un tappo in marmo di Carrara, si chiama «Firenze in ottobre». Non c’è l’iris simbolo della città né il cuoio delle sue botteghe, ma custodirà il ricordo di quel viaggio.