(The Economist) Un rito antico alla prova della scienza, dall’argento di Napoleone alle routine delle influencer, il pulisci-lingua torna di moda. Gli studi confermano che aiuta contro l’alitosi, ma un comune spazzolino fa altrettanto. La lingua ospita due terzi dei batteri del cavo orale. Pulirla serve, ma secondo gli esperti non occorre uno strumento dedicato.
Raschiarsi la lingua non è un’invenzione dell’era dei social. Il gesto era già diffuso ai tempi dei Romani; Napoleone Bonaparte ne possedeva un esemplare d’argento e George Washington non se ne separava mai. Oggi a rilanciarlo sono celebrità come Hailey Bieber e Gwyneth Paltrow, che lo hanno inserito nelle loro routine di benessere. Resta però una domanda: il pulisci-lingua aggiunge davvero qualcosa a ciò che spazzolino e filo interdentale fanno già?
La bocca, come l’intestino, è un ecosistema affollato. Un microbioma orale sano conta circa 700 specie di batteri, insieme a funghi, protozoi e virus. Scarsa igiene, fumo e cattiva alimentazione possono però alterarne l’equilibrio, favorendo la formazione di biofilm: colonie batteriche in cui prosperano le specie responsabili di carie, malattie gengivali e alitosi cronica.
Sui denti questi biofilm danno origine alla placca, perché lo smalto, a differenza degli altri tessuti della bocca, non rinnova continuamente le proprie cellule e trattiene i batteri che vi aderiscono. Anche la lingua, che ospita circa due terzi del microbioma orale, è esposta al fenomeno, tanto da assumere una patina bianca o giallastra. Gli interstizi tra le piccole papille della superficie superiore sono particolarmente adatti ai batteri anaerobi, il cui metabolismo produce spesso composti solforati maleodoranti.

Mancano studi seri
Ci si aspetterebbe quindi un’ampia letteratura scientifica a sostegno della pulizia della lingua. Non è così. Uno studio del 2018 su 36 pazienti con malattia gengivale ha rilevato che aggiungere il raschietto alla normale igiene dentale riduceva l’alitosi.
Un altro studio, pubblicato nel 2015 su 45 bambini, ha registrato un calo significativo dello Streptococcus mutans, tra i principali responsabili della carie. Lo stesso lavoro, tuttavia, ha osservato che spazzolare la lingua con un normale spazzolino o sciacquare la bocca con acqua salata dava risultati equivalenti.

Raschietto e spazzolino sono pari
Conclusioni simili emergono da una ricerca del 2021 su 56 persone con alito cattivo, in cui raschietto e spazzolino hanno rimosso i biofilm e ridotto i composti solforati in egual misura. Un quarto studio, uscito quest’anno su 80 soggetti, ha ottenuto risultati analoghi spazzolando la lingua e assumendo Streptococcus salivarius, un probiotico orale che contrasta batteri ostili come lo S. mutans.
Una buona igiene linguale potrebbe inoltre migliorare il gusto: una revisione di quattro studi pubblicata nel 2025 indica che eliminare la patina aumenta la percezione del salato, in un caso nel 60% dei partecipanti.
Il raschietto, dunque, funziona, ma non più di altri metodi, compreso lo spazzolino già usato per i denti. Per una bocca in salute, osserva, niente batte lo spazzolino due volte al giorno, il filo interdentale e meno dolci.