(Conde Nast Traveller) Da Oslo a Tokyo, passando per Londra, Parigi e Anversa, le sale espositive si aprono a yoga, pilates e bagni sonori. Per i musei è un modo per attirare nuovi pubblici e invitare i visitatori a rallentare. Alcuni studi indicano che bastano pochi minuti di contemplazione per ridurre ansia e solitudine. Ma la riuscita dell’esperienza dipende molto dal luogo e dalla formula.
Una sala di sconosciuti è sdraiata sul pavimento del Museo Vigeland di Oslo, su tappetini da yoga e sotto coperte. Respirano all’unisono sotto le sculture in gesso bianco di Gustav Vigeland, accompagnati da Debussy e dall’opera dal vivo. È Breath & Opera, un progetto che il museo ha realizzato con il terapeuta del respiro Fredrik Fernando Austad e la soprano Nina Alexandra Barretto. Chi ha partecipato racconta di formicolii, lacrime trattenute a fatica e una rara sensazione di essere davvero presenti, quasi una terapia senza parole.
Non è un caso isolato. Da Londra a Parigi, da Anversa a Tokyo, i musei inseriscono nei loro programmi yoga, pilates, bagni sonori e pratiche di mindfulness. Per chi viaggia la proposta è allettante: aggiungere una tappa all’itinerario facendo, paradossalmente, un po’ meno.
Secondo Austad il legame tra arte e benessere non è nuovo. Respirazione e meditazione esistono da millenni, e artisti e musicisti le praticano da secoli. A cambiare è la loro diffusione, spinta dai social network e dalla crescente domanda di esperienze che uniscano cultura e cura di sé. «Le persone sono attratte dall’arte, hanno solo bisogno di un modo sicuro per avvicinarsi», osserva.

Alla ricerca di nuovi visitatori
Per le istituzioni è anche un’occasione per raggiungere nuovi pubblici. Al Birmingham Museum & Art Gallery le sessioni sono nate in parte per sfruttare le ore di minore affluenza, in parte per accogliere chi altrimenti non entrerebbe in un museo. Gli incontri sono spesso al completo e che i dipinti preraffaelliti, con le loro figure espressive, sono una parte essenziale dell’esperienza. «Siamo abituati a muoverci in fretta nei musei», aggiunge Marte Grette, curatrice della didattica al Vigeland. Rallentare, secondo lei, non ci rende necessariamente più capaci di apprezzare l’arte, ma offre un modo diverso di incontrarla.
Anche la ricerca scientifica comincia a occuparsene. Corinna Christiane Kühnapfel, dell’Arts and Minds Lab della Technische Universität di Berlino, sostiene che bastino uno o due minuti davanti a un’opera per fare la differenza. In uno studio, guardare online un dipinto di Monet è stato associato a una riduzione dell’umore negativo, dell’ansia e della solitudine.

Relax in galleria
Alla Manchester Art Gallery i visitatori si sono detti più rilassati davanti a quadri esposti in una sala silenziosa e allestita con cura che davanti alle stesse opere in una galleria affollata. In Giappone, i ricercatori della Kyushu Sangyo University studiano il “museum bathing”, ispirato al forest bathing (il “bagno nella foresta”), e misurano le reazioni psicologiche e fisiologiche dei visitatori.
Resta il valore di un rito che costringe a fermarsi. In viaggio la visita al museo rischia di ridursi a una lista di capolavori da spuntare, mentre un bagno sonoro non si può fare di corsa. Le occasioni non mancano: dal Musée d’Art Moderne de Paris alla Courtauld di Londra, dal KMSKA di Anversa al Museo nazionale d’arte occidentale di Tokyo.