(El Mundo) Senza neve né slitte, il Nord della Finlandia offre a ottobre e novembre i boschi infuocati della ruska e le prime aurore boreali. Un viaggio tra laghi, rafting, cucina sami e notti di nuovo buie. Da Rovaniemi a Inari, la bassa stagione mostra il volto più autentico della Lapponia. Natura selvaggia, pasti all’aperto e una cultura antica sotto il cielo che si illumina.
Fine ottobre e inizio novembre non sono i mesi che vengono in mente per un viaggio nel Nord della Finlandia. Mancano la neve e le slitte trainate dalle renne, ma c’è la ruska, il cambio di colore delle foglie che tinge i boschi di oro, rosso, arancio e rame. È anche la coda della stagione della raccolta spontanea e il momento in cui le notti tornano abbastanza buie per le prime aurore.
Il Paese conta poco più di 5,6 milioni di abitanti su un territorio vasto quasi quanto la Germania, punteggiato da oltre 180.000 laghi. La Lapponia, la regione più settentrionale e meno popolata, ne concentra buona parte, insieme alla foresta boreale e alla cultura sami.

Il punto di partenza quasi obbligato è il Santa Claus Village di Rovaniemi, sulla linea del Circolo Polare Artico. Ogni anno circa un milione di persone atterra in città con voli internazionali e 750.000 visitano il villaggio di Babbo Natale, che conserva ancora la casetta costruita nel 1950 per la visita di Eleanor Roosevelt.
In periferia, la fattoria Baba Husky prepara i suoi 83 cani alla stagione: in assenza di neve si attraversa il bosco su un carro a ruote trainato dagli husky. Poco lontano, nel lago Jotalampi, si galleggia con tute di salvataggio impermeabili su acque che cominciano a gelare.

Più a nord tra pesca e rafting
Inari è il comune più esteso del Paese: oltre 17.300 chilometri quadrati per appena 7.000 abitanti, cuore culturale del popolo sami. Qui il fiume Juutua si discende in rafting fino alle rapide di Ritakoski, dove ci si ferma per un pranzo attorno al fuoco, tradizione radicata in tutta la regione. Sul lago Rajajärvi si pesca con la rete e si prepara il loimulohi, salmone cotto in verticale accanto alle braci. Il Museo Siida, fondato nel 1998, racconta il legame dei sami con la natura, ma anche capitoli dolorosi come la repressione della loro lingua nel Novecento e la Guerra di Lapponia. Nella fattoria dell’allevatrice Tuula Airamo, la renna si utilizza interamente, dalla carne alla pelle per le calzature.

La cucina finlandese segue le stagioni
Il jokamiehenoikeus è il «diritto di ogni uomo» che consente di raccogliere bacche e funghi anche su terreni privati. Il frutto più prezioso è la mora artica, chiamata «l’oro della Lapponia», servita con il leipäjuusto, formaggio fresco tostato. Tra i piatti salati spiccano la zuppa di salmone e il poronkäristys, spezzatino di renna con purè e mirtilli rossi, il tutto chiuso dal caffè, di cui i finlandesi sono i primi consumatori pro capite al mondo.
Non manca la sauna, presente quasi in ogni casa, dove ciò che conta è il contrasto tra il calore e l’acqua gelida di un lago o di un fiume. E con un po’ di fortuna la serata si chiude con l’aurora, visibile nel Nord circa 200 notti l’anno. I finlandesi la chiamano revontulet, «i fuochi della volpe», per una leggenda che la attribuisce alle scintille sollevate dalla coda di una volpe artica. Per i sami, invece, era la dimora delle anime degli antenati.