(El Pais) Il vecchio risciacquo acido torna di moda tra social e cosmetica, trasformato in aceti profumati, maschere e trattamenti pre-shampoo. Funziona, spiegano gli esperti, ma solo se ben diluito. Il suo segreto non sono vitamine prodigiose ma il pH che rende i capelli più lucidi e leggeri, ma non li fa crescere e non elimina i pidocchi.
Fino a non molto tempo fa, in molte case la bottiglia di aceto non stava soltanto in cucina. Madri e nonne ne versavano un goccio, diluito in acqua, nell’ultimo risciacquo dei capelli. Servivano due cose, tipiche dell’autunno: ridare lucentezza alla chioma dopo l’estate e combattere i pidocchi del rientro a scuola. Oggi TikTok ha riportato in auge l’abitudine e l’industria cosmetica l’ha resa più invitante. L’odore pungente e le dosi a occhio hanno lasciato il posto ad aceti al lampone, maschere glossy e trattamenti pre-lavaggio.
È uno di quei rimedi della nonna che hanno resistito al tempo perché hanno una reale base scientifica, anche se sui social è stato esagerato fino a definirlo miracoloso. Il segreto è il pH. La superficie del capello è formata da piccole squame sovrapposte. L’aceto, con un pH compreso tra 2 e 3, contrasta l’effetto dei prodotti alcalini e rende la cuticola più uniforme. Così il capello si districa meglio, riflette di più la luce e appare meno crespo. Una revisione pubblicata sull’International Journal of Trichology, condotta su 123 shampoo, ha confermato che un pH alcalino aumenta l’attrito tra le fibre e favorisce l’effetto crespo.

I limiti però sono chiari
L’aceto non ricostruisce un capello decolorato né ripara le doppie punte, anche se aiuta a eliminare i residui di siliconi, lacche e creme. Il suo successo coincide con la passione per il glass hair, la chioma lucida come uno specchio. L’aceto offre un effetto glossy immediato senza appesantire, a differenza degli oli che danno una lucentezza «quasi plastica».
Serve però prudenza. L’aceto alimentare contiene circa il 5% di acido acetico e, usato puro o troppo spesso, può irritare il cuoio capelluto e seccare la fibra.
Si consigliano due o tre cucchiai di aceto di mele in mezzo litro d’acqua, da applicare dopo lo shampoo per due o tre minuti e poi sciacquare abbondantemente, non più di una volta a settimana. Bruciore, arrossamento o desquamazione sono segnali per sospenderne l’uso. I prodotti cosmetici, invece, dosano con precisione l’acido e lo associano ad agenti condizionanti e lenitivi.

Restano da sfatare due miti
L’aceto non stimola la crescita dei capelli. E secondo l’Accademia spagnola di dermatologia ha un’efficacia limitata contro i pidocchi, anche se, diluito in due parti d’acqua, facilita il distacco delle lendini. Sul mercato le proposte si moltiplicano, dal pre-shampoo di Lush con aceto balsamico all’Aceto di Brillantezza al lampone di Yves Rocher, fino alla maschera Redken senza siliconi. Ma la regola d’oro resta una sola: «la corretta diluizione».