(mynewsroom.it) Con la stretta del Cremlino su internet, milioni di russi ricorrono a VPN e secondi smartphone per aggirare i blocchi. Le restrizioni pesano anche sul consenso di Putin. Dalle banche alle mappe di navigazione, i divieti digitali stanno cambiando la vita quotidiana in Russia. Mosca parla di misure temporanee, ma molti cittadini non ci credono.
In un caffè apprezzato per il Wi-Fi gratuito, una interior designer russa attiva una rete privata virtuale per scrivere agli amici all’estero su WhatsApp, bloccato in Russia. Poco dopo la disattiva per acquistare un biglietto sul sito delle Ferrovie russe, che respinge chi usa questi strumenti. Poi prende un secondo telefono, quello su cui ha installato Max, l’app di messaggistica sostenuta dallo Stato, per leggere i messaggi dei clienti.
È la nuova normalità di molti russi da quando il Cremlino ha inasprito il controllo sulla rete. Secondo partiti di opposizione vicini al potere, blogger e imprenditori, si tratta della stretta più dura dell’era Putin: ha creato disagi a banche, trasporti e commercio elettronico in vista delle elezioni parlamentari di settembre.
Insieme all’aumento dei prezzi, alle nuove tasse e alla stanchezza per la guerra, il malcontento avrebbe contribuito al calo del consenso del presidente. Secondo l’istituto statale VTsIOM, l’approvazione è scesa dal 75,1% di febbraio al 65,6% di aprile, il livello più basso dal 2022, per poi risalire a quasi il 67%.

La sovranità digitale
Le autorità spingono verso alternative nazionali in nome della «sovranità digitale». Alcuni critici temono però che Max permetta di sorvegliare gli utenti, un’accusa che il proprietario, il gruppo VK, respinge.
Intanto i download di VPN sono esplosi: a marzo le cinque più popolari su Google Play sono state scaricate 9,2 milioni di volte, quattordici volte più di un anno prima. Secondo il Levada Center, la quota di russi che ammette di usarle è passata dal 23% del 2022 al 36% di quest’anno.
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov giustifica i controlli con lo scontro con l’Occidente sull’Ucraina. Ad aprile, però, Putin ha invitato i parlamentari a non abusare dei divieti, definendoli controproducenti. Dallo scorso anno l’FSB ordina interruzioni dell’internet mobile, sostenendo che i droni ucraini lo sfruttano per orientarsi. A marzo Mosca è rimasta quasi tre settimane senza rete mobile, con disagi anche per i funzionari che usano Telegram per raccogliere voti per Russia Unita.

Il ruolo delle VPN
Il regolatore Roskomnadzor ha limitato centinaia di VPN, in una partita a guardie e ladri con gli utenti. Banche, uffici pubblici e grandi rivenditori hanno iniziato a bloccare chi naviga con questi strumenti. Wildberries, l’equivalente russo di Amazon, ha registrato un calo del traffico del 10%. Quando le app di navigazione si sono fermate, le vendite di mappe cartacee nella capitale sono più che raddoppiate.
Le reazioni sono contrastanti: una parte dei cittadini si dice irritata, altri si sono adattati. Ora il Cremlino ha ammorbidito i toni e assicura che i blackout sono temporanei. Il piano per far pagare il traffico estero oltre i 15 gigabyte per ora è stato rinviato.