(Neue Zurcher Zeitung) Una barriera cutanea danneggiata non è solo un problema estetico. L’infiammazione che ne deriva può favorire malattie cardiovascolari, diabete e demenza. Le creme idratanti potrebbero avere effetti che vanno oltre la pelle, ma la ricerca è ancora agli inizi. Per ora la prevenzione passa dallo stile di vita e dalla cura quotidiana.
“Mostrami il tuo viso e ti dirò se il tuo cuore è sano”. Sembra una formula da chiromante, ma poggia su un filone di ricerca cresciuto rapidamente negli ultimi anni. I medici hanno individuato un legame tra lo stato della pelle del volto e il rischio di malattie cardiache. Rughe marcate, depositi di grasso sulle palpebre, macchie pigmentarie e un colorito spento sono considerati segnali d’allarme. Alcuni specialisti puntano a trasformarli in un metodo diagnostico, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e di immagini termografiche.
Numerosi studi indicano che una pelle danneggiata da malattie, abitudini o invecchiamento è più di un inestetismo. I processi infiammatori cronici che la colpiscono potrebbero favorire patologie in tutto l’organismo, dall’arteriosclerosi all’ictus, fino al diabete e alla demenza.
Con circa due metri quadrati di superficie, la pelle è l’organo più esteso del corpo umano. Il suo strato esterno, l’epidermide, fa da scudo contro germi, sostanze chimiche e raggi ultravioletti. Questa barriera può però cedere. Il sole intenso, il fumo, lo stress, la mancanza di sonno e le docce troppo calde la indeboliscono. Con l’età, inoltre, la pelle perde idratazione, si rinnova più lentamente e le sue difese immunitarie si affievoliscono.

Rischi di infarto e ictus
Le conseguenze sistemiche emergono con chiarezza nella psoriasi e nella dermatite atopica. Una metanalisi di 19 studi ha rilevato indizi di un rischio più alto di infarto e ictus tra chi soffre di dermatite atopica. Oggi sappiamo che le malattie infiammatorie e l’invecchiamento della pelle possono causare disturbi in tutto il corpo.
Il meccanismo parte da una barriera compromessa, attraverso cui penetrano allergeni e microrganismi. La pelle reagisce rilasciando citochine, molecole che innescano un’infiammazione riparatrice. Con l’età questa può diventare sistemica e covare come un incendio sotterraneo, raggiungendo organi e vasi sanguigni.
Il sistema immunitario, che da giovani elimina le cellule danneggiate, con gli anni rallenta. Gli esperti chiamano questo fenomeno “inflammaging”. Le citochine possono perfino superare la barriera ematoencefalica, e diversi studi associano una pelle infiammata o precocemente invecchiata al declino cognitivo.

Obiettivo rafforzare la barriera
Se il danno cutaneo pesa tanto, rafforzare la barriera dovrebbe giovare alla salute generale. Secondo il dermatologo Richard Gallo, dell’Università della California a San Diego, una psoriasi ben curata si accompagna a meno infarti. Due piccoli studi pilota con creme idratanti hanno registrato un calo delle citochine nel sangue e, in un caso, prestazioni cognitive più stabili.
Gli esperti concordano su una routine semplice: un detergente delicato due volte al giorno, una crema idratante e una protezione solare di almeno 30.