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Il mito dei diecimila passi

Posted on 23 Ottobre 202623 Ottobre 2026 by Paolo Bonanni

(The Economist) Il celebre traguardo quotidiano nasce da una pubblicità giapponese degli anni Sessanta, non da uno studio clinico. Secondo la ricerca, oltre i 7.000 passi i benefici crescono poco. Per la salute non conta solo quanto si cammina, ma anche a che ritmo. Un’andatura sostenuta può compensare un contapassi meno generoso.

“Camminare è la migliore medicina dell’uomo”. La frase è attribuita a Ippocrate, anche se la paternità resta controversa. Il principio, però, regge: camminare è gratuito, non richiede attrezzatura e si inserisce senza fatica nelle giornate di quasi tutti. Resta da capire quanto camminare, e a che velocità, per trarne un reale beneficio.

La risposta più diffusa è nota: diecimila passi al giorno. Un obiettivo dalle origini poco scientifiche. Non nasce da una sperimentazione clinica, ma dalla campagna pubblicitaria di un contapassi lanciato in Giappone alla vigilia delle Olimpiadi di Tokyo del 1964; scritto in kanji, il numero ricorda vagamente una figura che cammina. Chi è abituato a raggiungere quella soglia non ha motivo di rinunciarvi, ma la ricerca offre pochi appigli per sostenerla.

Una revisione pubblicata nel 2025 su Lancet Public Health ha esaminato 57 studi usciti dal 2014, mettendo in relazione il numero di passi quotidiani con diversi indicatori di salute. Il verdetto è netto: camminare di più conviene sempre.

Chi percorre 7.000 passi al giorno, rispetto a chi si ferma a 2.000, ha un rischio di morte prematura inferiore del 47%, del 25% più basso di malattie cardiovascolari e del 14% di diabete. Anche piccoli incrementi contano: passare da 2.000 a 4.000 passi ha comportato un calo della mortalità del 36% nel periodo osservato.

I vantaggi si attenuano

Melody Ding, epidemiologa dell’Università di Sydney che ha guidato lo studio, parla di rendimenti decrescenti dopo i 7.000 passi: salire a 10.000 riduce il rischio di mortalità di appena un ulteriore 2%.

Il conteggio, del resto, è solo una delle variabili. L’altra è l’intensità, che gli scienziati misurano con la cadenza, ovvero i passi al minuto. Individuare un ritmo ideale è più complicato ma le scienze dello sport indicano che più l’attività è intensa, meglio è: alzare la frequenza cardiaca o ritrovarsi un po’ senza fiato porta benefici certi.

Uno studio molto vasto

La Monash University di Melbourne ha seguito per circa otto anni 64.743 persone, attingendo ai dati della UK Biobank. Chi camminava a passo svelto per meno di 5.000 passi al giorno otteneva in media una riduzione della mortalità paragonabile a quella di chi ne faceva tra 5.000 e 7.500. Anche qui i benefici crescono sempre meno, e lo studio colloca l’equilibrio ottimale tra 7.500 e 10.000 passi quotidiani, con frequenti tratti a 100 passi al minuto.

Qualsiasi quantità ragionevole di cammino resta meglio di niente. Per chi non riesce a camminare a lungo, però, accelerare può moltiplicarne gli effetti. E se le occasioni mancano, bisogna crearle: parcheggiare lontano dal supermercato, per esempio, e coprire l’ultimo tratto di buon passo.

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MyNewsRoom è redatto da Paolo Bonanni. Dopo 13 anni al Giornale di Montanelli il passaggio ai periodici con le direzioni di Forza 7, Sport Club, Film Tv, Max Italia (pro tempore anche Max Francia e Max Grecia), Fit for Fun, Capital e GQ.

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