(Times) In poco più di un anno nel centro di Londra sono stati aperti quasi 1.800 posti letto “in capsula”, a una frazione del prezzo di un albergo tradizionale. L’invenzione giapponese conquista la Gran Bretagna, ma una notte dentro un “bozzolo” ha i suoi limiti. Un metro quadrato e venti, niente finestre né bagno, da 50 sterline a notte.
A due passi da Leicester Square le stanze misurano 1,2 metri quadrati. Non hanno finestre, bagno o armadio, e accanto al letto non c’è nemmeno lo spazio per stare in piedi. In compenso offrono un materasso Hypnos, lenzuola in cotone egiziano, aria filtrata e una serranda che si chiude a chiave. Allo Zedwell Leicester Place ci sono 222 di questi “bozzoli”, distribuiti in dormitori condivisi che ne contengono da tre a cento. Per chi considera la camera d’albergo soprattutto un posto dove sdraiarsi dopo una serata fuori, può bastare.
L’hotel “a capsula”, nato in Giappone e da sempre associato agli uomini d’affari che hanno perso l’ultimo treno, sta vivendo un improvviso successo in Gran Bretagna. In poco più di un anno tre strutture del centro di Londra hanno aperto quasi 1.800 capsule. Altri progetti, per oltre 1.600 ospiti, sono in fase di sviluppo o di contesa a Edimburgo, Oxford e nella capitale.

Il motivo del successo è il prezzo
A Piccadilly Circus una capsula Zedwell costa da 50 sterline a notte, mentre i “nidi” di Otherwander, aperto a Soho a giugno, partono da 70. Secondo l’osservatorio alberghiero di RSM UK, a luglio una camera media a Londra costava 274,40 sterline.
L’idea non è del tutto nuova nel Regno Unito. La catena di ostelli Code rivendica il primo hotel a capsula britannico, il “Loft” di Edimburgo, aperto nel 2015 con 30 posti. Il salto di scala è arrivato lo scorso settembre, quando Zedwell ha inaugurato a Piccadilly Circus la prima fase di quello che presenta come il più grande hotel a capsula del mondo. Oggi conta più di mille posti ed era al completo la sera della visita. Nel complesso il West End offre almeno 1.788 capsule.
Il modello originale risale al 1979, con il Capsule Inn di Osaka progettato dall’architetto metabolista Kisho Kurokawa. Il gestore di sauna Yukio Nakano, che lo promosse, aveva notato i lavoratori costretti a dormire nel suo locale. Una notte costava 1.600 yen, circa 4 sterline dell’epoca. Oggi il Giappone conta più di 230 strutture di questo tipo, per un totale di 30.000 posti letto.

Ma come si vive?
Pagando 53 sterline si trova un ambiente senza luce naturale e un lungo corridoio in penombra, fiancheggiato da due file di capsule, che ricorda una navicella spaziale. Per entrare nella capsula, al piano terra, bisogna infilarsi carponi. Il letto è comodo e tutto è pulito. Una volta abbassata la serranda, però, può nascere un forte senso di desolazione. Le capsule non sono insonorizzate, quindi si sentono le voci degli altri ospiti e il continuo aprirsi e chiudersi delle serrande. Anche raggiungere di notte i bagni comuni non è piacevole, soprattutto se si dimentica il pass d’accesso. Eppure l’hotel registra il tutto esaurito, con mille clienti paganti in una sola sera.