(Sunday Times) Dalle fortificazioni pisane di Castello ai fenicotteri di Molentargius, il capoluogo sardo è il ritratto di una città familiare e insieme diversa da ogni altra meta con i suoi palazzi scrostati, spiagge urbane e paste introvabili altrove.
Nel gennaio 1921 D.H. Lawrence approdò a Cagliari e ne rimase colpito: una città spoglia e dorata, ripida, arrampicata verso il cielo, tanto strana da far domandare come fosse finita lì. Più di un secolo dopo, il capoluogo sardo continua a esercitare lo stesso fascino, una sorta di altrove mediterraneo, adatto a chi cerca il sole d’inverno e a chi vuole qualcosa di diverso dalla classica città.
Sabato
Il week-end inizia ruotando attorno a Castello, il quartiere più antico, da cui l’isola è stata storicamente governata. Vi si accede dalla scalinata bianca del Bastione di Saint Remy, antico baluardo difensivo trasformato a fine Ottocento in passaggio monumentale tra città vecchia e nuova. Tra palazzi incombenti, vicoli intricati e piazzette spesso silenziose, si aprono scorci improvvisi sulla città e sulle lagune.

Nel pomeriggio si suggerisce la Cittadella dei Musei, e in particolare il Museo archeologico nazionale. I suoi reperti nuragici testimoniano una civiltà fiorita dal XVIII secolo a.C. fino al 240 d.C. circa, tra le più antiche d’Europa secondo le rivendicazioni sarde.

L’aperitivo è in piazza Yenne, con lo sguardo rivolto alle fortificazioni illuminate dal sole. La sera si va all’Exma, ex mattatoio ottocentesco riconvertito in spazio culturale con jazz, swing e teatro interattivo.

Domenica
Si comincia allo Stagno di Molentargius: non più la palude malarica che Lawrence evitò, ma un parco protetto popolato da fenicotteri, aironi, cormorani e martin pescatori, visitabile in barca o in bicicletta.

Segue il Poetto, una delle migliori spiagge urbane d’Italia, vasta distesa di sabbia fine dove si fa il bagno da marzo a novembre e che si raggiunge in bus in un quarto d’ora dalla stazione.

La serata si chiude a Sa Manifattura, ex deposito di tabacco oggi sede di artisti e artigiani, con proiezioni all’aperto e musica dal vivo.

Ampio spazio va alla tavola. Si segnala il porceddu e i culurgiones, le paste tipiche come fregula, zappuleddus e le rare lorighittas intrecciate, le seadas al formaggio e miele. I sardi sono pastori più che pescatori, il che spiegherebbe la scarsità di ristoranti di pesce.
