(The Economist) Un libro ripercorre l’avventura dello strumento che ha scritto la storia pur restandone fuori: ha firmato trattati, abbozzato sinfonie e, nel 1944, salvato la vita a un soldato. Eppure della penna, osserva Simon Garfield nel suo nuovo saggio, quasi nessuno ha mai scritto.
Novembre 1944, alle porte di Metz, nel nord della Francia. Un soldato americano soffoca: un frammento di mortaio tedesco gli ostruisce le vie respiratorie. Il compagno gli sfila la stilografica, gli incide la gola con un coltello e vi inserisce la penna. Il soldato riprende a respirare. Da questo episodio parte “The Pen”, il libro del giornalista Simon Garfield dedicato a un oggetto tanto decisivo quanto trascurato.
Il paradosso è il cuore del volume. Per Garfield la penna contende a ruota, macchina a vapore e microchip il titolo di più importante strumento del progresso. Ha fatto la storia in senso letterale: a Monaco una firma rinviò la Seconda guerra mondiale, e in una penna sarebbe stato nascosto, forse, il veleno con cui il gerarca nazista Hermann Göring si uccise in cella.
La penna di sé, però, ha lasciato poche tracce. La più antica immagine di una penna d’oca risale solo al 547 d.C.: un mosaico in una chiesa di Ravenna che ritrae san Matteo allo scrittoio. Artisti e scrittori l’hanno perlopiù ignorata, salvo lamentarsene. Virginia Woolf detestava la sua stilografica, Jane Austen si diceva stufa delle sue cattive penne, re Carlo III ha imprecato contro la propria.

La penna vera e propria è arrivata tardi
I poeti della dinastia Tang usavano il pennello, Cicerone il calamo, Giulio Cesare uno stilo, con cui ferì anche al braccio uno dei suoi assassini. Tutto comincia con la piuma d’oca, da cui viene il nome, il latino penna. Con essa Shakespeare scrisse l’Amleto, fu firmata la Magna Carta, Beethoven abbozzò la Quinta.
Ma l’inchiostro colava, le punte si spaccavano e andavano rifatte con il temperino, e uno scrittore indaffarato poteva consumarne cinque al giorno. Nel solo 1832 l’Inghilterra importò 33,7 milioni di penne d’oca, soprattutto da Paesi Bassi e Germania.

La svolta
Il momento in cui tutto cambiò viene collocato in Francia nel 1827, con l’idea di uno strumento più robusto, dotato di serbatoio interno e pennino metallico. Le origini restano però contese: c’è chi indica l’Iowa del 1867, l’Egitto del 970 o Leonardo da Vinci. Di certo la penna finì in ogni tasca, e i produttori più fortunati, Waterman, Parker e più tardi Biro, divennero nomi familiari. Entro il 2024 erano state fabbricate circa 150 miliardi di Bic. La penna diventò anche uno status symbol: James Bond ne aveva una esplosiva, Freud, si racconta, una enorme e rossa