(mynewsroom.it) L’aspettativa di vita cresce in tutto il mondo, ma gli anni guadagnati si vivono sempre più spesso da malati. I dati di 204 Paesi mostrano che la forbice tra longevità e salute si sta allargando. Obesità e diabete tra i giovani, meno infarti tra gli anziani. La salute delle società avanza a ondate, e questo ha conseguenze per sanità e pensioni.
Centocinquantasei anni. È il limite teorico della vita umana secondo Dimitrii Kriukov, dello Skolkovo Institute of Science and Technology di Mosca. Il ricercatore ha modellato l’invecchiamento cellulare dei singoli organi, escludendo dal calcolo le morti premature per infezioni e incidenti. La cifra entusiasma i seguaci della longevità e fa riflettere i realisti. Per molti, però, la domanda decisiva è un’altra: vivere più a lungo significa anche restare sani più a lungo?
Nel 2025 in Italia la speranza di vita alla nascita è di 81,7 anni per gli uomini (due decimi in più rispetto al 2024) e di 85,7 anni per le donne (un decimo in più). La differenza tra i sessi si è quindi ridotta ad appena 4 anni, un livello che non si registrava dal 1953. In Europa l’Italia è in una posizione favorevole: la sua speranza di vita supera di oltre 2 anni la media dei 27 Paesi Ue.
Un tempo la situazione era molto diversa. Nel 1872 l’Italia aveva una delle speranze di vita più basse d’Europa, appena 29,8 anni, mentre Francia, Regno Unito, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia e Norvegia erano già tra i 40 e i 50 anni. Il dato così basso dipendeva soprattutto dalla mortalità infantile.
C’è però un aspetto da tener presente: nel 2024 la speranza di vita in buona salute è scesa in Italia a 58,1 anni, contro i 59,1 del 2023 e i 58,6 del 2019. Per le donne il calo è più marcato: sono 59,8 anni per gli uomini e 56,6 per le donne. Si vive più a lungo, ma cresce la parte di vita trascorsa in cattive condizioni di salute.

Le malattie croniche
Negli anni Settanta James Fries ipotizzò una “compressione della morbilità”: grazie a prevenzione e stili di vita sani, gli anni di malattia si sarebbero ridotti. Nel 1977 Ernest M. Gruenberg sostenne la tesi opposta, quella dell'”espansione”. Secondo lui la medicina salva dalla morte ma non guarisce, e così allunga la convivenza con le malattie croniche.
I dati più recenti sembrano dare ragione a Gruenberg. Uno studio dell’University of Washington afferma che dal 1990 l’aspettativa di vita globale è salita da 64,6 a 73,8 anni, quella in buona salute da 55,9 a 63,1. Gli anni vissuti da malati sono quindi aumentati di due, soprattutto tra le donne. Il primato negativo spetta ai Paesi ricchi. Nel 2023 gli Stati Uniti contavano 14 anni di malattia, seguiti da Australia (13,9) e Canada (13,7).

Cambiano le malattie
L’infarto negli uomini e il tumore della cervice mostrano una compressione. Obesità e diabete di tipo 2, sempre più diffusi tra i giovani, indicano un’espansione. Artrite reumatoide e Aids, oggi tenuti sotto controllo. Anche le generazioni divergono: secondo l’University College London, millennial e Gen Z rischiano più obesità e disturbi psichici dei loro genitori.
Le ricadute riguardano sanità e pensioni. Il rischio di ammalarsi diminuisce con l’istruzione e il reddito. Per questo si ritiene più sensata un’età pensionabile flessibile piuttosto che un innalzamento uniforme.