(Les Echos) Nato nel 1914 per gli ufficiali britannici della Grande Guerra, l’impermeabile di Thomas Burberry ha conquistato sovrani, divi del cinema e stilisti. È la storia di un capo funzionale diventato un classico. Prima di Burberry c’era il Mackintosh, poi sono arrivati Bogart, Audrey Hepburn e Yves Saint Laurent. Oltre un secolo dopo, il trench resta tra i dieci capi essenziali del guardaroba moderno.
In Inghilterra piove in media 140 giorni l’anno, e non sorprende che proprio lì sia nato il capo antipioggia per eccellenza. Il trench-coat, letteralmente «cappotto da trincea», è un doppiopetto in gabardine di cotone ideato da Thomas Burberry nel 1914 per i soldati della Prima guerra mondiale. Al pari di bomber, parka e caban, appartiene alla famiglia dei capi nati in uniforme e approdati poi nell’armadio dei civili
La storia comincia però prima. Nel 1823, alla periferia di Glasgow, il chimico scozzese Charles Macintosh mette a punto un tessuto resistente all’acqua sciogliendo il caucciù nella nafta portata a ebollizione. Il materiale brevettato prende il suo nome, con una «k» in più, e dà vita a un impermeabile monopetto. I suoi difetti sono l’odore persistente e la rigidità, attenuati in seguito dall’inglese Thomas Hancock grazie alla vulcanizzazione. Due secoli dopo il Mackintosh esiste ancora ed è diventato un oggetto di moda, soprattutto in Giappone.

Nel 1914 tocca a Burberry, ex commerciante di tessuti dell’Hampshire che aveva fondato la sua casa nel 1856. Il suo cappotto, impermeabile ma traspirante, è pensato per gli ufficiali al fronte e nulla è lasciato al caso. Le spalline servono a infilare guanti o gradi, i cinturini ai polsi fermano il vento, l’ampio collo ripara dal freddo. Alla cintura con anelli si agganciano le granate, mentre le grandi tasche con patta accolgono le munizioni. Tra il 1914 e il 1918 lo indossa quasi mezzo milione di soldati.
Dalla trincea alle strade
Finito il conflitto, molti veterani continuano a portarlo in città e il legame con i campi di battaglia si allenta. Nel 1919 Giorgio V nomina Burberry fornitore ufficiale della casa reale. Nel 1924 la fodera si arricchisce del Nova Check, il motivo tartan che resta ancora oggi il segno distintivo della maison.

Il cinema fa il resto. Humphrey Bogart lo consacra nel 1942 in «Casablanca», con cintura stretta, bavero alzato e Fedora. Seguono Audrey Hepburn in «Colazione da Tiffany», Meryl Streep in «Kramer contro Kramer» e Peter Falk, inseparabile dall’impermeabile sgualcito del tenente Colombo. Lo adottano Brigitte Bardot e Catherine Deneuve, poi Rihanna, Kate Moss e Gigi Hadid.
E poi arrivano anche le donne
Sulle passerelle il primo a reinventarlo è Yves Saint Laurent, che nel 1962 lo trasferisce nel guardaroba femminile. Conserva maniche raglan, doppiopetto e cintura, ma accorcia una lunghezza che arrivava al polpaccio. Dopo di lui lo rileggono Jean Paul Gaultier, che ne fa un abito o lo abbina a un corsetto, Azzedine Alaïa in chiave scultorea e Chitose Abe in versione destrutturata. Le interpretazioni più recenti sono quelle di Anthony Vaccarello per Saint Laurent, trasparente e ultra-femminile, e di Haider Ackermann per Tom Ford.