(Neue Zurcher Zeitung) Finita l’alta stagione, tra l’Alpe di Siusi e le Dolomiti l’autunno restituisce luce tersa, sentieri vuoti e una quiete ormai rara. Un viaggio fra altipiani, vigneti e alberghi che dell’isolamento hanno fatto la propria cifra. Da Bressanone ai pendii della Plose, fra il rito del Törggelen e hotel sospesi tra gli alberi.
Non si sente nulla: né il vento tra i larici, né un motore dalla valle. Sull’Alpe di Siusi, 56 chilometri quadrati quasi senza auto e il più vasto altopiano d’Europa, l’autunno non è un periodo di passaggio ma, come si dice in Alto Adige, una «quinta stagione». Esauriti i grandi flussi di visitatori, la luce calda di ottobre ridisegna i profili di Sciliar, Sassolungo e Catinaccio, e i 450 chilometri di sentieri restano percorribili spesso fino a novembre.
Da Compaccio si sale alla Bullaccia tra l’odore di muschio umido e di erbe di montagna, con sosta in rifugio per canederli e Kaiserschmarrn. Nel pomeriggio, complici circa 300 giorni di sole l’anno, ci si siede in terrazza in maglietta.
Bressanone la colta
Alla confluenza di Rienza e Isarco, Bressanone fa da cerniera culturale della regione. La città più antica dell’Alto Adige, sede vescovile dal 901, conserva la Hofburg dei principi-vescovi, il duomo barocco e il chiostro con gli affreschi medievali. Sotto i portici e in piazza Duomo si consumano le ultime ore tiepide davanti a un bicchiere di Sylvaner.

Basta però risalire i fianchi della Plose perché torni la quiete. Qui l’hotel My Arbor, struttura in legno su palafitte che porta le stanze fino a 35 metri dal suolo, ha tradotto il rallentamento in architettura, con vetrate a tutta altezza aperte sulla Valle Isarco.
Il momento del Törggelen
Da ottobre all’Avvento è tempo di Törggelen, l’usanza con cui si ringrazia per il raccolto. Il nome viene dal latino torculum, il torchio: dopo la vendemmia si assaggiava insieme il vino nuovo. Il cammino tra vigneti e antiche tenute conduce all’Abbazia di Novacella, fondata nel 1142, le cui vigne sono tra le più settentrionali d’Italia. Nel cortile si fa merenda con il Kerner del monastero, speck, formaggio d’alpeggio e Schüttelbrot.

A 1800 metri, sul versante sud della Plose, il Forestis domina la Val d’Eores, risparmiata dal turismo di massa anche perché non vi si concedono più terreni edificabili. Nel 1912 architetti asburgici vi immaginarono un sanatorio, una sorta di Davos sudtirolese, ma guerre e rivolgimenti politici fermarono il progetto.

Tra il 2018 e il 2020 la famiglia Hinteregger ha trasformato il complesso: 20 suite nell’edificio storico e tre torri in legno, ciascuna con circa 100 metri quadrati di base, con altre 42 suite e due attici. Al ristorante Yera lo chef Roland Lamprecht serve a 18 commensali, riuniti attorno al fuoco, 14 portate cotte sulla brace.