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BB la “mamma” delle ballerine

Posted on 18 Ottobre 202612 Ottobre 2026 by Paolo Bonanni

(El Pais) Nel 1956 “E Dio creò la donna” consacrava Brigitte Bardot e, con lei, una calzatura nata nelle sale di danza. Da Repetto al MoMA fino a Zoë Kravitz, è la storia di un simbolo di libertà. Solo una suola di cuoio tra il piede e la strada. Così l’attrice francese trasformò una scarpetta da ballo in un gesto contro rigidità e convenzioni.

Brigitte Bardot, scomparsa nel 2025, ha incarnato un’altra rivoluzione francese: quella di un corpo che rifiutava di essere ridotto a oggetto, vestito o svestito, e di una libertà fatta di gioco e piacere più che di regole. Di quella rivolta facevano parte anche i piedi, senza tacchi alti e, quando possibile, scalzi.

Compie settant’anni “E Dio creò la donna” (1956), il film scritto e diretto da Roger Vadim, primo marito dell’attrice, che la rese celebre nel mondo nel ruolo di Juliette Hardy e le consegnò la sigla BB. Un anno prima Vladimir Nabokov aveva pubblicato “Lolita”. I due ritratti maschili della donna-ninfa spinsero Simone de Beauvoir a scrivere, nel 1959, il saggio “Brigitte Bardot e la sindrome di Lolita”. La filosofa vi criticava lo sguardo del regista e leggeva nell’abbigliamento dell’attrice una scelta precisa: rinunciare a gioielli, trucco e tacchi significava rifiutare il ruolo di idolo distante.

I costumi del film, ambientato a Saint-Tropez, portano la firma di Pierre Balmain. La scena del ballo nel bar del paese, con Bardot scalza in body nero e gonna verde smeraldo, resta tra le immagini più riconoscibili del cinema europeo del secondo Novecento.

La danza classica di Brigitte

Le ballerine nascono però da una richiesta dell’attrice stessa, che aveva una formazione in danza classica. Nel 1955 si rivolse a Rose Repetto, che nel 1947 aveva fondato la sua maison per dare al figlio Roland Petit scarpe comode per le lezioni, e le chiese di portare la scarpetta da studio in strada.

Ne uscì il modello Cendrillon, omaggio a Cenerentola. È rosso carminio, ha un piccolo fiocco e una scollatura che lascia intravedere l’attaccatura delle dita, e la sola suola di cuoio restituisce la sensazione di camminare a piedi nudi. Nel 2019 il MoMA di New York ne ha acquisito un paio per la collezione permanente.

Tante nuove versioni

Oggi l’interesse si estende alle creazioni della minorchina Pretty Ballerinas, della famiglia Mascaró, alle versioni punk e new romantic di Miu Miu e alle Tabi di Maison Martin Margiela, ispirate ai calzini giapponesi. Sulla stessa scia si collocano due modelli affini. Le merceditas, con il cinturino sul collo del piede, devono il nome a María de las Mercedes d’Orléans, moglie di Alfonso XII. Le manoletinas derivano dalle scarpe dei toreri e furono rese popolari da Manolete negli anni Quaranta.

Nei primi anni Duemila fu Kate Moss a rilanciare le Cendrillon, abbinandole a jeans aderenti, giubbotti di pelle e Wayfarer. La seguirono Alexa Chung, Amy Winehouse e Sienna Miller. Ora le indossano Kaia Gerber e Kendall Jenner, ma l’erede designata è Zoë Kravitz, il cui stile senza sforzo apparente richiama il minimalismo di fine anni Novanta di Jennifer Aniston e Carolyn Bessette-Kennedy.

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MyNewsRoom è redatto da Paolo Bonanni. Dopo 13 anni al Giornale di Montanelli il passaggio ai periodici con le direzioni di Forza 7, Sport Club, Film Tv, Max Italia (pro tempore anche Max Francia e Max Grecia), Fit for Fun, Capital e GQ.

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