(Marianne) Nato nel Cinquecento per guidare i navigatori, il planisfero di Mercatore ha plasmato per secoli la nostra immagine del pianeta. Oggi, dopo decenni di critiche, le Nazioni Unite scelgono una nuova rappresentazione: la Groenlandia grande quanto l’Africa, l’Europa pari al Sud America: le deformazioni di una carta celebre sono diventate una questione politica. A spingere per il cambiamento sono stati soprattutto i Paesi africani.
Tutto comincia in una bottega di Duisburg, nell’odierna Germania, nel pieno del XVI secolo. Qui il geografo fiammingo Gerhard Mercatore, all’anagrafe Geert Kremer, si dedica a un’impresa tanto ambiziosa quanto destinata a lasciare il segno. L’Europa è in piena espansione, trainata dalle Province Unite, gli attuali Paesi Bassi. Mercanti e navigatori chiedono uno strumento preciso: conoscere la rotta da seguire a direzione costante per attraversare gli oceani. La sfida è trasformare il globo in un planisfero.
Mercatore non parte da zero. Si era già distinto nella realizzazione di globi e carte raffinate, tra cui una mappa delle Fiandre donata a Carlo V per i suoi spostamenti militari. Si inserisce inoltre in una lunga tradizione, che secondo il geografo Jean Leveugle, autore di diversi fumetti sul tema, affonda le radici nelle carte nautiche usate per la navigazione costiera e nella Geografia di Tolomeo. Strumenti però inadeguati per orientarsi con precisione in mare aperto.
La risposta arriva nel 1569: un sistema di proiezione che rappresenta il mondo intero su un unico piano con coerenza matematica. La carta conserva angoli e forme generali, e per questo è preziosa per la navigazione, ma non rispetta le superfici.

Deformazioni importanti
Per far incrociare paralleli e meridiani ad angolo retto, Mercatore deve deformare le terre emerse, che appaiono piccole vicino all’equatore e si dilatano avvicinandosi ai poli.
La Groenlandia sembra estesa quanto l’Africa, che in realtà è circa quattordici volte più grande. L’Alaska pare superare il Brasile, quasi cinque volte più vasto. L’Europa sembra rivaleggiare con il Sud America, che è invece il doppio. Canada e Russia risultano a loro volta ingigantiti.
Già all’epoca Mercatore rispose alle critiche precisando di non voler riprodurre fedelmente le superfici, ma di aver costruito uno strumento matematico al servizio della navigazione. Le conseguenze sono comunque andate ben oltre gli oceani. Secondo Leveugle, la carta ha prodotto una sovrarappresentazione del Nord del mondo e una sottorappresentazione delle regioni equatoriali, alimentando una visione distorta e occidentalizzata.

Avvantaggiati i “bianchi”
Appeso nelle aule e riprodotto nei manuali, il planisfero viene contestato apertamente dagli anni Settanta, anche per la sua centratura sull’Europa. Tra i critici più noti c’è lo storico tedesco Arno Peters, secondo cui la proiezione ha trasmesso alle nazioni bianche un senso di supremazia. Peters rilancia la proiezione ideata nel 1855 dallo scozzese James Gall, che restituisce le superfici reali a costo di deformare le forme.
Il dibattito ha poi superato la cerchia degli specialisti. Su impulso dei Paesi africani, che si ritenevano penalizzati da una carta che ne sminuisce il territorio, la richiesta di una cartografia più equa è approdata nelle sedi internazionali. Con la risoluzione adottata dall’ONU il 4 settembre, quella battaglia ha ottenuto il suo riconoscimento.