(The Economist) Un’impresa americana ha messo alla prova sui propri dipendenti pratiche di sonno alternative, tra dispositivi difettosi, effetti collaterali imprevisti e una lezione finale di prudenza. I risultati della sperimentazione “Sleep Into The Future” rivelano più insuccessi che benefici, spingendo i vertici a sconsigliare l’imposizione di soluzioni uniformi sul riposo dei lavoratori.
Un’azienda statunitense, ispirata dall’entusiasmo di un dirigente per i temi del sonno e dalle evidenze su come la privazione di riposo danneggi la produttività, ha lanciato una serie di sperimentazioni pilota rivolte al team canadese e all’intera funzione legale del gruppo. L’obiettivo dichiarato era migliorare l’energia e il rendimento dei collaboratori. I risultati, tuttavia, raccontano una storia più complicata.
L’iniziativa più ambiziosa, battezzata “Waking Hours”, ha chiesto ad alcuni volontari di riprodurre un presunto schema di sonno preindustriale, svegliandosi alle due di notte per lavorare due ore prima di tornare a dormire. L’esperimento ha prodotto risultati contrastanti: alcuni si sono adattati, altri sono caduti in uno stato di esaurimento pressoché catatonico, e almeno una trattativa commerciale importante è sfumata quando un venditore si è addormentato nel bel mezzo di un incontro con un cliente.
L’effetto più insidioso è stato però indiretto: i messaggi notturni dei dirigenti hanno spinto i colleghi più giovani a svegliarsi sempre più presto per rispondere, innescando una reazione a catena che ha finito per peggiorare la qualità del sonno collettivo.

Il fallimento della tecnologia
Parallelamente, l’azienda ha distribuito dispositivi indossabili per monitorare il riposo, ma un quinto del personale non è riuscito a farli funzionare. I dati raccolti si sono rivelati inoltre poco affidabili, generando ansia tra chi si sentiva riposato mentre il dispositivo suggeriva il contrario, o viceversa. Le statistiche risultanti — secondo cui buona parte dei dipendenti dormirebbe durante il giorno, compreso l’intero gruppo dirigente durante una riunione — sono state giudicate inattendibili.
Anche i rimedi più tradizionali hanno avuto sorti alterne. Maschere per gli occhi, fasce anti-russamento, tappi per le orecchie e paradenti hanno funzionato in modo disomogeneo: alcuni utenti delle maschere hanno avuto attacchi di panico credendo di essere stati sequestrati, mentre una collega è rimasta intrappolata sotto una coperta ponderata, tanto da richiedere l’intervento dei vigili del fuoco. Un errore nel dosaggio di integratori di magnesio, dagli effetti lassativi, ha portato all’annullamento di quel filone di prova. Uno spray alla lavanda, apprezzato ma clinicamente ininfluente, ha causato l’ospedalizzazione di un dipendente del settore legale, con un contenzioso tuttora in corso.

Bye bye programma
Alla luce di questi esiti, l’azienda ha deciso di non estendere il programma, riconoscendo che il monitoraggio notturno dei dipendenti è invasivo e che imporre soluzioni identiche a tutti si è dimostrato inefficace.
Resta invece aperta la possibilità di mettere a disposizione, su richiesta, strumenti e consigli informali per chi desidera migliorare il proprio riposo — un approccio più prudente rispetto ai test appena conclusi.