(Le Parisien) Flavio Bolsonaro ha chiuso in testa il primo turno delle presidenziali davanti a Lula. Dal ballottaggio del 25 ottobre dipende anche la sorte del padre Jair, condannato e agli arresti domiciliari. Unito dall’obiettivo dell’amnistia, il clan dell’ex presidente resta attraversato da rancori e rivalità. Tre matrimoni, figli in competizione e una campagna dai toni di telenovela.
All’uscita dal seggio di Rio, Flavio Bolsonaro ha promesso ancora una volta di «liberare il popolo brasiliano». Il senatore, 45 anni, figlio dell’ex presidente di estrema destra Jair Bolsonaro, ha chiuso in testa il primo turno delle presidenziali con il 47% dei voti, contro il 45,12% del presidente uscente Lula. Il ballottaggio è fissato per il 25 ottobre e mai la famiglia era parsa così vicina alla rivincita.
La posta in gioco è anche personale. Sconfitto nel 2022 dopo mesi di accuse di brogli, Jair Bolsonaro aveva riunito i capi delle forze armate in quella che i giudici hanno ritenuto la preparazione di un golpe. Condannato nel 2025 a 27 anni di carcere, il leader populista, 71 anni, vive agli arresti domiciliari e affida il proprio destino ai suoi: una vittoria del figlio aprirebbe la strada all’amnistia.
Flavio, avvocato, deputato dello Stato di Rio a 22 anni e senatore a 37, ha costruito la carriera sul cognome. Il padre lo chiama «01». Si presenta come più calmo e moderato, ma nei comizi rivendica il sangue dei Bolsonaro. Il 25 luglio, a San Paolo, il Partito liberale lo ha investito candidato ufficiale, mentre il patriarca compariva sotto forma di avatar generato dall’intelligenza artificiale.
La campagna ha attinto alle alleanze paterne, con un videomessaggio di Benjamin Netanyahu e una visita di Javier Milei. Gli insulti del presidente argentino a Lula e a un giudice della Corte suprema hanno spinto Brasilia a richiamare l’ambasciatore da Buenos Aires.

Ma il clan resta diviso
Michelle, terza moglie dell’ex presidente, evangelica e a lungo considerata una possibile candidata, ha accusato Flavio di averla umiliata durante una telefonata e ha lasciato la guida della sezione femminile del partito. L’11 luglio Jair è intervenuto con una lettera manoscritta, chiedendo di mettere da parte le divergenze.
In difficoltà con l’elettorato femminile, Flavio ha chiamato in soccorso la madre Rogeria, prima moglie e storica rivale di Michelle. Nel 2022 quest’ultima si era opposta alla sua candidatura come supplente al Senato.

Le ferite sono antiche
Nel 2000 Jair candidò il figlio Carlos, appena diciassettenne, contro la madre per sottrarle il seggio al consiglio comunale di Rio, e il ragazzo vinse. La seconda moglie, Ana Cristina Valle, lo accusò nel 2007 di furto e minacce di morte, in un’inchiesta poi archiviata. In seguito è stata attaccata da Michelle per l’uso elettorale del cognome.
C’è infine Eduardo, «03», a lungo l’erede più promettente e il più vicino al padre per radicalità. Dagli Stati Uniti ha fatto pressione sull’amministrazione americana, che ha imposto dazi al Brasile e revocato i visti di alcuni giudici. Condannato in contumacia a quattro anni e due mesi, in una sentenza che Flavio definisce una vendetta, promette di rientrare ad amnistia ottenuta.