(Die Welt) Cicli brevi e ripetuti di digiuno rendono più di lunghe privazioni. La dieta “mima-digiuno” offre benefici misurabili con una fatica molto minore. Dopo anni di entusiasmi e smentite, la scienza del digiuno trova un equilibrio. Gli effetti sono moderati ma solidi, e non tutti dovrebbero praticarlo.
Settanta tedeschi su cento considerano il digiuno utile alla salute. Tra promesse miracolose e studi contraddittori, però, orientarsi non è semplice. Il digiuno intermittente ha seguito la parabola tipica delle novità scientifiche. Prima c’è stata l’euforia, poi il sospetto che saltare la colazione potesse perfino nuocere. Oggi, con oltre duecento studi pubblicati, il quadro è più solido e meno enfatico.
Se praticato con competenza e rispettando il proprio ritmo biologico, il digiuno intermittente porta benefici moderati ma statisticamente robusti su peso e diabete di tipo 2, probabilmente anche su pressione e sonno. Sono effetti paragonabili a quelli di un farmaco blandamente efficace, tanto che se ne auspica l’inserimento nelle linee guida.
La ricetta è misurata: allungare il digiuno notturno con uno schema 14:10 o 16:8, fare colazione verso le nove e chiudere entro le diciannove. Le calorie vanno concentrate nella prima metà della giornata, e non si mangia nelle tre ore prima di dormire.
Formule radicali come il 5:2 o il digiuno a giorni alterni funzionano, ma reggono male la vita quotidiana e si mette in guardia anche dai consigli infondati che circolano sui social e dal rischio di ortoressia.

Il vero punto di svolta
L’deale sembra essere la dieta “mima-digiuno”: cinque giorni con 600-800 calorie sotto forma di zuppe o porridge. È una soglia accessibile anche a chi vive il digiuno terapeutico classico, a base di brodo e poco succo, come pura ascesi. Diversi studi randomizzati degli ultimi due anni ne confermano l’efficacia contro fegato grasso, ipertensione, diabete e reumatismi.
Il vantaggio aggiuntivo del digiuno a sola acqua sarebbe limitato al 10-20%. Si raccomanda almeno un ciclo a trimestre: meglio sessioni brevi e ripetute che un unico digiuno lunghissimo. Anche la pulizia intestinale non serve ai fini medici e il caffè è ammesso, perché la caffeina stimola l’autofagia.

Non mancano le controindicazioni
Chi soffre di calcoli biliari o gotta deve consultare prima il medico. Chi è vicino al sottopeso dovrebbe astenersi: in clinica si vedono sempre più giovani donne per cui la rinuncia al cibo diventa un’ossessione. Per tutti gli altri vale un effetto allenamento: la terza volta è più facile della prima.
Tra i benefici osservati figurano meno grasso addominale, pelle migliore, gengive meno infiammate e un intestino più regolare. Gli effetti sulla longevità, per ora, si misurano solo in laboratorio.