(El Pais) L’ispettrice nata dalla penna di Alicia Giménez Bartlett, resa famosa in Italia anche per la serie tv con Paola Cortellesi, torna con “Bajo el cielo infernal” (esce il 27 ottobre da Sellerio, con il titolo “Sotto il cielo infernale”), tredicesimo romanzo della serie. Un libro, arrivato 30 anni dopo “Riti di morte”, attraversato dal lutto che la scrittrice condivide con il suo personaggio.
Trent’anni dopo l’esordio con “Ritos de muerte”, Petra Delicado torna in libreria più ferita e rabbiosa che mai. In “Bajo el cielo infernal“ che esce il 27 ottobre da Sellerio, con il titolo “Sotto il cielo infernale”, l’ispettrice della Policía Nacional dà la caccia all’assassino di un gesuita mentre la Chiesa cattolica usa il proprio potere per bloccare l’indagine. Intanto fa i conti con la morte del terzo marito, Marcos. È un dolore che la sua autrice, Alicia Giménez Bartlett, conosce bene.
La scrittrice, 75 anni, vive nella casa di Vinaroz, nella provincia di Castellón. L’aveva pensata per invecchiare accanto a Carlos, suo compagno per quattro decenni, morto di cancro tre anni fa. Quella perdita le ha suscitato ciò che la vita le ha sempre dato: ribellione e voglia di andare controcorrente. Come Petra, ha cercato sollievo nei gruppi di elaborazione del lutto e nel lavoro. Non ha funzionato per nessuna delle due.
Figlia di un ferroviere perseguitato dal franchismo, Giménez Bartlett racconta di aver voluto scrivere da sempre. Al noir è arrivata quasi per reazione. Cercava qualcosa che la divertisse e una protagonista donna, stanca di vedere le figure femminili ridotte ad assistenti, vittime o mogli di poliziotti. Non immaginava che avrebbe funzionato.

La prima ispettrice di polizia del giallo europeo
Petra nei romanzi è affiancata dal fedele Fermín Garzón in una Barcellona che è cambiata al ritmo dei romanzi. Il successo è passato dalla Germania e soprattutto dall’Italia, dove il legame con Sellerio le ha portato centinaia di migliaia di lettori e dove dice di sentirsi più a suo agio. Sono arrivati anche i premi: il Nadal, il Planeta, il Pepe Carvalho e il Raymond Chandler.
Del genere rivendica la dignità:”Non ho mai rinnegato il romanzo nero”. Ma non ne risparmia gli eccessi. A suo giudizio il noir si è “istupidito”, la violenza cruenta ha preso il posto della cura formale e “si sta facendo molta spazzatura”. La critica sociale, sostiene, è presente in ogni buon libro, e nei suoi passa per i dettagli più che per le dichiarazioni. Quanto al femminismo, definisce i suoi romanzi storie di una donna di carattere, che si sono limitate a mostrare la realtà.

Una differenza la separa dal personaggio
Alicia non avrebbe mai potuto fare la poliziotta, perché troppo incline alla compassione. Le unisce invece l’umorismo, che per l’autrice è una forma di rispetto verso i lettori, ai quali vuole offrire “una via d’uscita, anche se hai mostrato loro l’inferno”. Resta un fondo cupo: si dichiara “metafisicamente pessimista”.