(Times) La società che sviluppa Claude prepara per novembre una quotazione da 2.000 miliardi di dollari, la più grande di sempre. Nel prospetto, ottanta pagine di rischi, compreso quello per l’umanità. Ricavi in forte crescita, perdite pesanti e la concorrenza dei modelli open source cinesi. Dario Amodei invoca un rallentamento, mentre la sua azienda non ha mai corso tanto.
Cinque anni fa non esisteva. Il mese prossimo Anthropic, la società californiana che sviluppa il chatbot Claude, potrebbe debuttare in Borsa con una valutazione fino a 2.000 miliardi di dollari. Sarebbe la quotazione più grande della storia, superiore a quella di SpaceX dello scorso giugno, ferma a 1.770 miliardi. Sono indiscrezioni filtrate dal prospetto S-1 depositato presso la Sec. L’operazione è attesa dopo le elezioni americane di metà mandato del 3 novembre.
I numeri descrivono una crescita che il giornale britannico giudica senza precedenti. Nel 2025 l’azienda ha registrato ricavi per 4,6 miliardi a fronte di spese per 12,6 miliardi. Nel solo trimestre chiuso a giugno le vendite avrebbero toccato 11,6 miliardi. In meno di due anni la valutazione è passata da 18 a 2.000 miliardi potenziali, un salto di 110 volte, trainato soprattutto da Claude Code, lo strumento di programmazione adottato da imprese di ogni dimensione.
Anthropic, che conta seimila dipendenti, resta però in forte perdita. Con il collocamento punta a raccogliere 100 miliardi, meno di un quinto dei 518 miliardi già impegnati in contratti per i data center.

Il paradosso è nel prospetto stesso
Ottanta pagine sono dedicate ai fattori di rischio, inclusa l’eventualità che i sistemi dell’azienda rappresentino una minaccia catastrofica o esistenziale per l’umanità. David Sacks, investitore ed ex zar dell’IA di Donald Trump, ha commentato che ai vertici della società servirebbe «uno psichiatra, non un banchiere».
Critico anche Mustafa Suleyman, capo di Microsoft AI. Nel mirino c’è la “costituzione” scritta per Claude, in cui si riconosce l’incertezza sul suo status morale e su una possibile coscienza. Per Suleyman, questo approccio avrebbe effetti disastrosi sul benessere dell’umanità.
Al centro della vicenda c’è Dario Amodei, 43 anni, biologo computazionale formatosi a Princeton. Passato da Baidu e Google, ha guidato la ricerca di OpenAI prima di lasciarla con altri sei colleghi, in dissenso con Sam Altman sulla sicurezza, e di fondare Anthropic nel 2021. Da allora ha avvertito che l’IA potrebbe cancellare metà degli impieghi d’ufficio di primo livello, senza per questo frenare lo sviluppo. Secondo le indiscrezioni, l’azienda stima il proprio mercato potenziale in 30.000 miliardi, quanto l’intera economia statunitense.

Trump vuole intervenire
Trump ha riunito i leader dei principali laboratori per un accordo volontario di autoregolamentazione. Pochi giorni prima Amodei aveva pubblicato un saggio in cui chiedeva ai rivali un rallentamento coordinato e valutatori indipendenti per i nuovi modelli. C’è chi ha applaudito e chi vi ha letto l’ennesimo impegno non vincolante di un settore che continua a spingere una tecnologia capace di garantire ricchezza e potere a chi la controlla.
Resta l’esame di Wall Street, in un momento delicato. A inizio anno i modelli open source, in gran parte cinesi, valevano circa un terzo dell’utilizzo complessivo. Oggi sono all’80%, mentre quelli proprietari e più costosi di Anthropic sono scesi intorno al 10.