(Die Furche) Linguaggio, sonno, motricità: nei primi tre anni di vita l’uso intensivo di smartphone e tablet lascia segni profondi. Una pediatra austriaca punta sull’informazione, non sui divieti.
Un video su YouTube nel passeggino, un’app colorata contro la noia, il tablet appoggiato accanto al piatto durante il pranzo. I media digitali fanno ormai parte della quotidianità anche dei bambini più piccoli. In Austria da anni si discute del rapporto tra minori e tecnologia, e ora è in vigore il divieto dei social network sotto i 14 anni. Chi non ha ancora compiuto tre anni, però, è rimasto a lungo ai margini del dibattito, quando si trattava di proteggerlo dall’esposizione agli schermi. Eppure è proprio in quella fascia d’età che le conseguenze si fanno più evidenti.
Lo sa bene Arnika Thiede, pediatra all’ospedale dei Fatebenefratelli di Linz. Nell’ambulatorio di medicina dello sviluppo visita ogni giorno bambini con ritardi o comportamenti anomali. Ricorda in particolare una settimana dell’agosto 2023, quando nel giro di pochi giorni le furono inviati diversi piccoli pazienti con sospetto autismo.

I sintomi erano simili: nessun interesse per gli altri, nessuna voglia di giocare, nessuna reazione al proprio nome, pochissime parole. Gli esami, però, esclusero l’autismo. Quasi tutti avevano in comune un consumo eccessivo di media digitali: non avevano mai imparato a rispondere quando qualcuno si rivolgeva a loro, né a esprimere le emozioni con il volto.
Crescere smart
Si parla spesso di “pseudoautismo” o “autismo digitale”, ma la medicina preferisce definizioni come “deprivazione mediatica” o “disturbo da uso di media digitali”. Insieme allo psicologo Christoph Rosenthaler la Thiede ha fondato “Smart aufwachsen” (“Crescere smart”). L’obiettivo è che i bambini sotto i tre anni crescano il più possibile senza schermi. Opuscoli, conferenze, video e proposte di gioco si rivolgono a genitori, educatori e assistenti sociali. Secondo lei, alla base del problema ci sono spesso stanchezza e scarsa informazione, in tutti gli strati sociali: nelle famiglie istruite pesa la pressione del lavoro, in alcune famiglie con background migratorio si crede che lo schermo aiuti i figli a imparare il tedesco.

Educare e non vietare
La pediatra non punta sui divieti, ma su un’educazione che insegni un uso consapevole. Il progetto per i più piccoli è stato esteso con un filone dedicato a bambini più grandi e adolescenti. L’iniziativa chiede inoltre che la futura app del libretto sanitario madre-bambino contenga informazioni obbligatorie sull’uso dei media per ciascuna fascia d’età.
Le conseguenze riguardano il linguaggio, il legame affettivo, il sonno e la motricità. Ci sono bambini che sanno usare uno smartphone ma non le posate, e che all’asilo non riescono a vestirsi da soli. Abilità come usare le forbici o allacciarsi le scarpe finiscono così per essere delegate alla scuola dell’infanzia, cosa che la fa infuriare.