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Condoglianze web: il lutto trasloca sui social

Posted on 10 Ottobre 20263 Ottobre 2026 by Paolo Bonanni

(Le Temps) Tra selfie e foto delle vacanze, gli annunci di morte e le commemorazioni occupano uno spazio crescente su Instagram e Facebook. Secondo gli studiosi non è esibizionismo, ma un nuovo rituale nato dal bisogno di condividere il dolore. Scomparsi i cortei funebri e le regole del lutto, la morte si è ritirata nella sfera privata. Le piattaforme digitali ne offrono una nuova dimensione pubblica, tra conforto collettivo e solitudine individuale.

Molti si ricordano che l’attrice Billie Lourd ha affidato a Instagram il ricordo della madre, Carrie Fisher, la principessa Leia di Star Wars, scomparsa sei anni prima. «Oggi avrebbe compiuto 66 anni», aveva scritto, ammettendo di non sapere ancora cosa dire: del lutto, confessa, non si diventa mai esperti. Qualche mese dopo il comico Jamel Debbouze aveva annunciato la morte della madre ringraziandola per avergli mostrato la strada. E l’attore Laurent Ournac aveva salutato il suo bulldog: “Te ne sei andato troppo presto. Restano cinque chili di crocchette”.

Tra selfie e foto delle vacanze, la morte si è ritagliata uno spazio sulle piattaforme, e non solo per le celebrità. Anche i messaggi di persone comuni alimentano questa nuova cassa di risonanza emotiva. Per Fiorenza Gamba, socio-antropologa dell’Università di Ginevra, non si tratta di esibizionismo ma di un “nuovo rituale di commemorazione”.

I social offrono uno strumento semplice ed economico per annunciare una scomparsa. Condividere un’emozione personale con amici, conoscenti e perfino sconosciuti apre alla possibilità di ricevere conforto. Facebook, osserva la studiosa, è diventato il luogo per eccellenza del sostegno, in una società in cui il lavoro concede al lutto un tempo limitato.

Un tempo il lutto era un fatto pubblico

Il digitale risponde anche alla mobilità contemporanea, perché permette a chi non può partecipare ai funerali di esprimere il proprio dolore. Durante la pandemia alcune vedove anziane, private di un vero rito, avevano creato online un gruppo di sostegno reciproco.

Il banditore dei morti percorreva le strade agitando la campana, la società stabiliva colori e durate, e nell’Ottocento le vedove vestivano a lutto da uno a due anni. Oggi, spiega Martin Julier-Costes, socio-antropologo dell’Università Grenoble Alpes, la morte è sempre più “intimizzata”, riflesso dell’individualizzazione della società.

Ci sono anche i coach del lutto

La nuova norma è “a ciascuno il suo lutto”, che si esprime per esempio in un tatuaggio o negli oggetti del defunto portati con sé. Questa libertà ha però un rovescio: pesa sull’individuo in un momento di fragilità, mentre i riti collettivi offrivano un percorso condiviso. Alcuni la vivono bene, altri cercano appoggi, tanto che sono comparsi i “coach del lutto”.

Intanto i profili dei defunti restano spesso attivi e, secondo Gamba, finiscono per funzionare come un cimitero, un luogo in cui mantenere il contatto con chi non c’è più.

Le ceneri di Carrie Fisher riposano oggi in un’urna a forma di pillola di Prozac. Nel XXI secolo si ha ancora bisogno degli altri per condividere il dolore, ma si rivendica anche il diritto di fare a meno del loro giudizio sulle proprie scelte funerarie.

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MyNewsRoom è redatto da Paolo Bonanni. Dopo 13 anni al Giornale di Montanelli il passaggio ai periodici con le direzioni di Forza 7, Sport Club, Film Tv, Max Italia (pro tempore anche Max Francia e Max Grecia), Fit for Fun, Capital e GQ.

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