(mynewsroom.it) L’alopecia non è più un destino ineluttabile: oggi si può frenare la caduta e stimolare la ricrescita. Accanto ai farmaci tradizionali si fanno strada microtrapianti robotizzati, peptidi e terapia a LED. Ma la svolta arriva dal clascoterone.
Temuta da alcuni, accettata con più o meno serenità da altri, l’alopecia riguarda la maggior parte degli uomini. La caduta dei capelli è un problema per l’80% della popolazione maschile, e un sondaggio indica che un uomo su quattro è già arrivato alla calvizie. Se a cinquant’anni ne soffre uno su due, il fenomeno non risparmia i giovani: interessa circa il 15% dei ventenni e il 30% dei trentenni. Difficile dare numeri esatti ma in Italia è un fenomeno che affligge in varia misura circa 10 milioni di persone.
Nella maggior parte dei casi si tratta di un processo fisiologico, anche se può essere innescato da un forte stress o da una malattia. Quando è abituale si parla di alopecia androgenetica: negli uomini alcuni enzimi trasformano il testosterone in una sostanza chiamata DHT, responsabile della caduta precoce del follicolo pilifero.
Per anni la risposta medica si è concentrata proprio sulla DHT. Il minoxidil, trattamento locale, ha però un limite pesante: va usato a vita, e interromperlo provoca un effetto rimbalzo. La finasteride può invece comportare effetti indesiderati seri, come disturbi della libido o depressione.
Per questo alcuni medici preferiscono la mesoterapia, ovvero l’iniezione nelle zone diradate di un cocktail di vitamine utili al capello, spesso come trattamento di supporto prima, durante o dopo un trapianto. Un’altra strada è il plasma ricco di piastrine (PRP): si preleva il sangue del paziente, se ne isolano le piastrine, ricche di fattori di crescita, e le si reinietta per stimolare la ricrescita.

Microtrapianti e peptidi
Oggi l’attenzione si sposta su tecniche ritenute più efficaci. La prima è il microtrapianto. Un tempo si asportavano lembi di cuoio capelluto dalla nuca per ricollocarli nelle zone scoperte; ora il procedimento è robotizzato e preleva piccoli ciuffi di capelli molto sottili, con un intervento meno invasivo che si esegue in regime ambulatoriale.
Grandi aspettative accompagnano anche i peptidi, proteine frammentate in piccole porzioni e iniettate dove serve. Il protocollo è intensivo: una seduta ogni quindici giorni per due mesi, poi una al mese per altri tre. Promettente anche la terapia con luce LED: un semplice casco appoggiato sulla testa stimola le cellule staminali e favorisce la nascita di nuovi capelli. Dà il meglio se abbinata alla mesoterapia o alle iniezioni di peptidi.

Le novità terapeutiche
La notizia più rilevante è il clascoterone al 5% in soluzione topica, sviluppato da Cosmo Pharmaceuticals con il nome commerciale previsto di Breezula. A dicembre 2025 due studi di fase III su uomini con alopecia androgenetica hanno raggiunto l’obiettivo primario, mostrando forti miglioramenti relativi nel numero di capelli e un profilo di sicurezza favorevole, su un campione di 1.465 pazienti. Ad aprile 2026 sono arrivati i dati a 12 mesi: la società ha annunciato di voler chiedere l’approvazione alla FDA all’inizio del prossimo anno, dopo aver osservato una crescita dei capelli che continua in modo statisticamente significativo e una buona sicurezza nell’uso cronico.
Il meccanismo è diverso da quello dei farmaci esistenti: blocca il DHT direttamente sul recettore del follicolo senza assorbimento sistemico, il che potrebbe evitare gli effetti collaterali della finasteride orale. Se approvato, sarebbe il primo farmaco autorizzato per questa condizione in circa trent’anni. Oggi però non è in commercio per la calvizie: i prodotti venduti online come “Breezula” non sono il medicinale approvato e controllato, anche se contengono lo stesso principio attivo.
Più indietro ma molto seguito è il PP405 di Pelage Pharmaceuticals, che punta a riattivare i follicoli anziché solo rallentare la caduta. Nella fase 2, il 31% degli uomini con calvizie avanzata ha ottenuto un aumento di densità superiore al 20% entro l’ottava settimana, contro lo 0% del placebo.