(Die Welt) Metà dei video sui social dedicati al disturbo è fuorviante. Gli psichiatri avvertono: senza segnali nell’infanzia e senza un reale disagio non si può parlare di ADHD, il disturbo da deficit di attenzione/iperattività. Vecchie pagelle, colloqui con i familiari, test standardizzati: così si arriva a una diagnosi in età adulta. Spesso tardiva, ma quasi sempre liberatoria.
L’ADHD (disturbo da deficit di attenzione/iperattività) è un disturbo del neurosviluppo, non una “malattia” contagiosa o causata da una mancanza di volontà. Può influenzare soprattutto attenzione e concentrazione (distrarsi facilmente, dimenticare cose, difficoltà a organizzarsi). Chi ne è afflitto tende ad agire o parlare senza riuscire sempre a fermarsi a riflettere sentendo il bisogno di muoversi o la difficoltà a stare fermi.
I sintomi variano molto da persona a persona. L’ADHD può essere presente sia nei bambini sia negli adulti e può avere un impatto sulla scuola, sul lavoro, sulle relazioni e sulla vita quotidiana. In rete sono migliaia a raccontare di essere convinti di avere l’ADHD: dimenticano le chiavi, mancano gli appuntamenti, perdono il filo a metà frase. Nei commenti, altrettanti utenti si dicono sollevati di aver finalmente trovato una spiegazione. Eppure negli adulti il disturbo da deficit di attenzione e iperattività resta spesso non riconosciuto.

Il rumore dei social non aiuta
Secondo uno studio dell’Università pedagogica di Friburgo del 2025, circa la metà dei video su TikTok dedicati all’ADHD contiene informazioni fuorvianti, e chi ne guarda molti tende a farsi un’idea distorta del disturbo. Il primo passo, secondo gli esperti, è guardare al passato: l’ADHD non è una malattia dell’infanzia, ma l’infanzia è decisiva. Chi da bambino o da adolescente non ha mai mostrato segnali non soddisfa i criteri diagnostici. Per non farsi ingannare dalla memoria, conviene parlarne con genitori e parenti.
Molte diagnosi arrivano tardi: chi ha il disturbo funziona finché qualcun altro gli fornisce una struttura. Quando questa viene meno, con la prima casa da soli o un nuovo lavoro, le difficoltà esplodono. Resta però un criterio irrinunciabile, la sofferenza.

Tanti, troppi, i disturbi
Concentrazione scarsa, irrequietezza e smemoratezza compaiono anche in depressione, ansia e dipendenze, che possono inoltre sovrapporsi all’ADHD. Per un primo orientamento serve il test di autovalutazione standardizzato ASRS: un esito nella norma depone contro il disturbo, ma tra il 20 e il 30% di chi supera la soglia non ne è affetto. Una volta fatta la diagnosi, i farmaci agiscono in fretta.