(L’Express) Né smart working né open space: secondo diversi studi, la terza via per lavorare meglio passa dal caffè sotto casa. Rumore moderato, volti familiari e perfino l’aroma della tazzina stimolerebbero creatività e concentrazione. Da Diderot a J.K. Rowling, i caffè hanno sempre attirato menti in cerca di ispirazione. Oggi la ricerca scientifica prova a spiegare perché.
Figlio di un coltellinaio di Langres e allievo dei gesuiti, Denis Diderot guidò per oltre vent’anni l’impresa dell’Encyclopédie. Secondo la leggenda, l’idea nacque al Procope, storico caffè parigino, durante una conversazione con d’Alembert, e tra quei tavoli il filosofo ne avrebbe poi scritto alcune pagine.
Non è un caso isolato: da Mozart ad Amy Winehouse, passando per J.K. Rowling, molti talenti hanno cercato ispirazione tra caffè e pub. È da questa tradizione che ci si chiede se esista una terza via tra i limiti del telelavoro e quelli dell’open space.
A prima vista, lavorare tra passeggini rumorosi, vicini senza cuffie e musica di sottofondo discutibile sembra poco compatibile con la produttività. Eppure i numeri raccontano altro. Uno studio condotto nel 2021 da un docente del MIT su residenti statunitensi indica che oltre un terzo delle ore di lavoro a distanza si svolge in “terzi luoghi”, bar compresi. Una ricerca della Swinburne University of Technology australiana, del 2023, colloca anzi i caffè in cima alle preferenze, davanti a pub, biblioteche, parchi e spazi di coworking.

Le alternative hanno i loro difetti
La rivista “Science” ha associato il lavoro da casa a un peggioramento della salute mentale e a un maggiore isolamento, soprattutto per chi vive solo. Secondo la Dares, l’ufficio studi del ministero del Lavoro francese, il rumore costante degli open space compromette invece concentrazione e produttività.
Neppure il silenzio assoluto è la soluzione: uno studio pubblicato nel 2012 sul Journal of Consumer Research mostra che un livello sonoro moderato, intorno ai 70 decibel, tipico di un bar, favorisce la creatività più della quiete di una biblioteca o del frastuono di una discoteca.
Gli effetti andrebbero oltre il singolo. Una ricerca del 2024 di Te Bao e Qiao Wang collega la rapida espansione di Starbucks in Cina, tra il 2000 e il 2019, a un aumento dei brevetti collaborativi, favorito dagli incontri informali tra innovatori.

Le idee al bancone
Gli ambienti insoliti stimolerebbero il pensiero divergente, purché non suggeriscano direttamente le soluzioni al problema da affrontare. Anche lavorare accanto ad altre persone concentrate aiuta a restare motivati e a spezzare l’isolamento, come raccontano alcune frequentatrici abituali dei bistrot parigini, che al bancone dicono di aver trovato collaborazioni, idee e una sorta di sana competizione.
Resta, infine, l’olfatto. Studi del 2018 e del 2019 hanno rilevato risultati migliori in test di attenzione, memoria e ragionamento analitico in presenza dell’aroma di caffè. E pagare una consumazione può spingere a far fruttare il proprio tempo.