(L’Obs) Un antropologo francese dedica un saggio a un tema che la ricerca ha a lungo evitato: il piacere sessuale. Dalla biologia alla cultura, l’orgasmo emerge come motore di gerarchie e conflitti. Per lui il sesso, negli esseri umani come negli animali, mira anzitutto al piacere e non solo alla riproduzione. È una tesi che rilegge anche le origini della coppia e del dominio maschile.
Nel mondo ovattato della ricerca accademica, il godimento sessuale è un tema enorme che quasi tutti preferiscono ignorare. Anche perché nessuno sa bene dove collocarlo: fatto biologico, culturale o sociale? Per Enguerran Macia, antropologo bioculturale e direttore di ricerca al CNRS, l’orgasmo è un angolo cieco della riflessione scientifica, pur essendo un oggetto totale che coinvolge l’essere umano in ogni sua dimensione. Al tema ha dedicato “Anthropologie de l’orgasme”, un saggio erudito e insieme giocoso che attinge alla sessuologia, alle scienze sociali e all’etologia.
Bisogna attendere la fine dell’Ottocento perché un medico inglese, Havelock Ellis, osi studiare il fenomeno. Nella sua opera in sette volumi sulla sessualità umana ne descrive le fasi, dal crescendo dei movimenti fino alla scarica finale, paragonata a un’eruzione vulcanica. È un evento che attraversa i centri nervosi, contrae il volto e le dita dei piedi, scatena un’ondata ormonale e altera la coscienza: la celebre “piccola morte”.
Contrariamente a quanto si crede, nelle indagini internazionali uomini e donne descrivono le sensazioni con termini molto simili, benché solo le donne possano avere orgasmi multipli. L’accesso al piacere, però, non è uguale per tutti. Cultura, religione e soprattutto genere ne condizionano la frequenza, e le donne dichiarano di raggiungerlo meno spesso, almeno nelle relazioni eterosessuali.

L’estasi sessuale
A lungo ritenuta esclusiva dell’umanità, con la psicoanalisi che la legava alla coscienza, l’estasi sessuale si è rivelata ben più diffusa. Può manifestarsi già nel feto, e reazioni analoghe si osservano in molti mammiferi, negli uccelli e probabilmente perfino nelle mosche.
Per Macia il sesso non punta dunque soltanto alla riproduzione, come sostengono molti biologi evoluzionisti, ma alla ricerca del piacere. Ne è prova il clitoride, organo la cui unica funzione è il godimento. Il tabù resta tuttavia radicato: nei convegni, osserva lo studioso, c’è chi ostenta disinteresse guardando il telefono.

Piacere prima della fecondazione
La diffusione della masturbazione e dei rapporti omosessuali in numerose specie conferma che il piacere viene prima della fecondazione. E proprio il piacere, secondo l’antropologo, è fonte di tensioni in ogni società, al punto da determinare le gerarchie tra individui.
Il dominio maschile deriverebbe da un’evoluzione sociale legata all’orgasmo: la nascita di un legame sessuale e affettivo stabile, non necessariamente esclusivo. I primi umani vivevano probabilmente in piccoli gruppi misti con rapporti liberi e frequenti, come bonobo e scimpanzé. Eppure tra gli scimpanzé i maschi alfa sono responsabili di circa l’80% delle nascite.
La coppia, affermatasi circa un milione di anni fa secondo quanto suggeriscono lo scarso dimorfismo sessuale e le dimensioni modeste dei testicoli, avrebbe garantito agli uomini un accesso più equo al sesso. Ne sarebbero derivate pacificazione, cooperazione e trasmissione culturale, ma a scapito delle donne. Per Macia si tratterebbe di una presa di potere maschile.