(The Economist) Dopo anni di crescita inarrestabile, le bevande vegetali perdono terreno negli Stati Uniti e in Europa. I consumatori, tra rincari e nuove preoccupazioni per la salute, riscoprono il latte vaccino. Il settore degli alt-milk punta ora su proteine e sapori inediti per rilanciarsi, mentre le grandi cooperative lattiero-casearie festeggiano un ritorno di fiamma dei consumatori.
Il boom del latte vegetale sembra aver esaurito la sua spinta. Negli Stati Uniti, secondo i dati della società di ricerche di mercato Circana, i volumi di vendita delle alternative di origine vegetale al latte sono calati del 5,4% nell’ultimo anno; il latte di mandorla, la varietà più venduta, ha perso addirittura il 7,9%.
Anche in Europa la tendenza è simile: nel Regno Unito le vendite sono scese del 2,5% nell’anno terminato a giugno, mentre in Francia, Italia, Paesi Bassi e Spagna la crescita ha rallentato sensibilmente. Al contrario, il latte vaccino, dopo un lungo declino, mostra segnali di ripresa: i consumatori sembrano considerarlo più conveniente per il portafoglio e, sorprendentemente, anche per la salute.
Le bevande vegetali si erano affermate negli anni Dieci soprattutto grazie alla percezione di un minore impatto ambientale rispetto al latte animale: l’azienda svedese Oatly, ad esempio, sostiene che nel Regno Unito il suo latte d’avena generi solo un terzo dell’impronta climatica di quello vaccino. Ma il calo dei prezzi del latte nel 2023, unito alle difficoltà economiche post-pandemia, ha spinto molti consumatori a tornare ai prodotti tradizionali.

Alimenti ultraprocessati
A pesare sulle alternative vegetali è stata anche la crescente attenzione verso gli alimenti ultra-processati: leggendo con più attenzione le etichette, i consumatori hanno scoperto la presenza di gomme, oli, zuccheri e aromi artificiali.
Se è vero che il latte intero contiene più grassi saturi, le versioni vegetali spesso ne contengono più zucchero, e il latte vaccino vanta da tre a quattro volte più proteine rispetto a quello d’avena. Non a caso, Arla, la principale cooperativa lattiero-casearia europea, ha visto crescere del 25% l’anno i ricavi dei suoi prodotti ad alto contenuto proteico, come quark e skyr, a partire dal 2024.

Novità nei gusti
Le aziende produttrici di bevande vegetali stanno però reagendo, puntando su arricchimenti nutrizionali e novità di gusto. Alpro, marchio del gruppo Danone, sta rinforzando i propri prodotti con calcio, proteine, iodio e vitamine, mentre i nuovi yogurt e latti di soia “Silk Protein” promettono la metà dello zucchero rispetto al latte tradizionale. Per Oatly, invece, la strategia vincente è la varietà: sapori come popcorn e matcha, particolarmente apprezzati dai più giovani, stanno superando in popolarità i prodotti classici. Anche latti a base di pistacchio, pecan e orzo iniziano a comparire sugli scaffali. Secondo l’analisi dei social media condotta da Tastewise, l’interesse per questi nuovi sapori è in forte crescita, mentre quello per avena, mandorla e anacardo è in calo: il futuro delle alternative vegetali potrebbe dipendere dalla loro capacità di conquistare quote di mercato reciproche, più che di sottrarle al latte tradizionale.