(Les Echos) Quasi il 40% degli americani è convinto che la fine sia vicina. Ma su quale catastrofe scommettere? Tra intelligenza artificiale, collasso climatico e ritorno dell’incubo nucleare, il millenarismo del nuovo secolo si fa concorrenza da solo. Il filosofo Gaspard Koenig passa in rassegna le paure esistenziali del nostro tempo e mette in guardia da un fatalismo che rischia di paralizzare le scelte collettive.
Negli ultimi mesi il dibattito sulla minaccia esistenziale rappresentata dall’intelligenza artificiale è tornato prepotentemente d’attualità, complice una serie di incidenti informatici e la comparsa dei vertici delle grandi aziende tecnologiche davanti al Consiglio di sicurezza dell’ONU. Sui social, gli stessi imprenditori discutono con disinvoltura delle percentuali di rischio di estinzione della specie umana, senza smettere di festeggiare le valutazioni astronomiche delle loro società: una contraddizione che il filosofo Gaspard Koenig definisce paradossale, se non apertamente cinica.
Il riferimento resta lo scenario descritto da Nick Bostrom in “Superintelligence”, pubblicato oltre un decennio fa: un’intelligenza artificiale capace di autopotenziarsi in tempi rapidissimi, di sfuggire al controllo umano e di riorganizzare il pianeta, se non l’intero universo, secondo i propri scopi. L’esperimento mentale della “macchina di graffette”, spesso citato per illustrare questa teoria, resta secondo Koenig affascinante ma indimostrabile: una costruzione logica ineccepibile quanto, alla prova dei fatti, priva di reali certezze.

Il clima fa paura
Ma l’intelligenza artificiale è ben lontana dal detenere il monopolio degli scenari apocalittici. Il collasso climatico resta per molti la minaccia più concreta, alimentato da meccanismi di retroazione che potrebbero rendere il pianeta inabitabile: dall’arresto della corrente del Golfo alla scomparsa della foresta amazzonica, fino allo scioglimento del permafrost.
A questo si aggiungono i rischi biologici legati al crollo della biodiversità, il timore di virus altamente patogeni in un contesto di crescente resistenza agli antibiotici, e il ritorno d’attualità della minaccia nucleare, con oltre tredicimila testate pronte all’uso nel mondo. Il celebre Doomsday Clock, aggiornato ogni anno dagli scienziati dal 1947, segna oggi l’orario più vicino alla mezzanotte mai registrato.

Il fenomeno dei bunker
Questo clima di incertezza diffusa alimenta fenomeni concreti: la crescente domanda di bunker privati e la scelta di alcuni miliardari di prepararsi in rifugi autosufficienti in Nuova Zelanda. Lo stesso Koenig ammette di aver adottato alcune misure di autosufficienza minima nella propria abitazione di campagna.
Koenig conclude la sua teoria con un avvertimento che va oltre la fondatezza scientifica dei singoli rischi: un millenarismo così diffuso rischia di condizionare pesantemente le scelte politiche e la psicologia collettiva, disincentivando investimenti in educazione, sostenibilità del debito pubblico e tutela degli ecosistemi. Per questo diventa necessario scommettere metodologicamente sul futuro, convincendosi che la civiltà, nonostante tutto, abbia ancora un domani.