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Porpora il colore del potere

Posted on 5 Ottobre 20262 Ottobre 2026 by Paolo Bonanni

(Courrier international) Per quindici secoli il pigmento più caro dell’antichità ha separato i sudditi dai sovrani. È una storia di lusso, ambizioni e sospetti, dalla Fenicia a Costantinopoli. Ricavata dal muco di una lumaca di mare e pagata a peso d’oro, la porpora di Tiro è stata una dichiarazione politica prima ancora che un colore. Qualche volta è stata anche una condanna a morte.

Tra il 1200 e l’800 a.C. i Fenici costruirono la loro prosperità su un colore: il pigmento che prese il nome dalla città-stato di Tiro e che per millenni fu il più costoso del mondo antico. Lo si estraeva dal muco del murice, una lumaca di mare, e servivano circa diecimila esemplari per ottenerne un solo grammo.

Le montagne di conchiglie frantumate ritrovate lungo le coste del Mediterraneo danno la misura di un’industria colossale. Il prezzo arrivò a eguagliare quello dell’oro e fece della porpora il bene di lusso per eccellenza, oltre che un inequivocabile segno di status.

Secondo gli autori antichi, a renderla unica era il rapporto con la luce. Le tinture vegetali, come il rosso di robbia, lasciavano sul tessuto un colore opaco. La porpora invece cambiava di continuo: all’ombra ricordava il sangue rappreso, al sole si accendeva di cremisi o di un viola brillante.

Applicata in più bagni, dava alla stoffa una luminosità quasi tridimensionale, come se la materia stessa fosse fatta di porpora. O forse, si chiede l’autore, era soltanto un’abile operazione di marketing ante litteram.

C’era però un rovescio della medaglia

Plinio il Vecchio annotava il paradosso di un prodotto ottenuto da molluschi in putrefazione, dal fetore leggendario e persistente nei tessuti. Eppure quell’odore di bassa marea divenne un privilegio di pochi, e i governanti se ne appropriarono presto.

A Roma la porpora si fece linguaggio politico. Giulio Cesare sarebbe stato il primo a indossare in pubblico una toga interamente purpurea, in una repubblica ufficialmente ostile a ogni idea di monarchia. Il Senato vi lesse la conferma dei propri timori, e le tensioni che ne seguirono sfociarono nel suo assassinio.

Svetonio racconta che Caligola fece arrestare e giustiziare il re Tolomeo di Mauretania, suo ospite, dopo averlo visto sfoggiare un mantello purpureo a uno spettacolo di gladiatori. Il mantello fu probabilmente solo un pretesto.

Discendente dei Tolomei d’Egitto e di Marco Antonio, Tolomeo era un rivale credibile, e il suo ricco regno, una volta annesso, finanziò le spese dell’imperatore. Sempre Svetonio, autore incline al sensazionalismo, attribuisce a Nerone l’umiliazione pubblica di una nobildonna vestita di porpora, spogliata e privata dei suoi beni.

Un colore monopolio statale

Alla fine del III secolo Diocleziano fece della porpora un monopolio di Stato. Vestiva toghe di pura seta di Tiro e ne fissò il prezzo con l’editto sui prezzi massimi. Teodosio I rese il monopolio assoluto: indossare abiti interamente purpurei poteva configurarsi come lesa maestà.

A Bisanzio il colore divenne infine un criterio di legittimità dinastica. I figli dell’imperatore nati nella Porphyra, la camera purpurea del Gran Palazzo, erano detti porfirogeniti e ricevevano per volontà divina un diritto a regnare che prevaleva sull’ordine di nascita. Quel dominio durò quindici secoli e si chiuse nel 1453, con la caduta di Costantinopoli.

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MyNewsRoom è redatto da Paolo Bonanni. Dopo 13 anni al Giornale di Montanelli il passaggio ai periodici con le direzioni di Forza 7, Sport Club, Film Tv, Max Italia (pro tempore anche Max Francia e Max Grecia), Fit for Fun, Capital e GQ.

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