(L’Obs) Sempre più donne tra i 30 e i 60 anni rinunciano alla tinta e scelgono il sale e pepe. Una scelta di libertà che però si scontra ancora con lo sguardo altrui e con un’industria rimasta a lungo indifferente. Dal lockdown ai social, la “transizione” verso i capelli grigi è diventata un fenomeno estetico. Nuove tecniche e prodotti dedicati provano ad accompagnarla, a caro prezzo.
“Ho l’impressione di essere ringiovanita”. Julia, poco più che cinquantenne, ha smesso di tingersi i capelli cinque anni fa, quando il lockdown le rese impossibile prenotare dal parrucchiere. Una scelta nata per necessità e diventata, racconta, “la migliore decisione” della sua vita. Il sale e pepe, dice, illumina il viso più del biondo di un tempo. In compenso dedica più cura alla pelle, fino a concedersi un po’ di Botox.
Come lei, sono molte le donne passate al grigio negli ultimi anni, comprese trentenni con un incanutimento precoce. Convertite spesso per caso, ne elencano i vantaggi: risparmio di tempo e denaro, niente prodotti chimici e soprattutto il rifiuto dell’imperativo della giovinezza. Sui social documentano la loro “transizione” con gli hashtag #SilverGirl e #GoingGrey.

Nella vita reale, però, le critiche non mancano. A Julia una collega ha detto che era invecchiata di colpo, mentre le sorelle non osano ancora seguirla. Il grigio resta associato a stanchezza e trascuratezza, e i modelli femminili sono rari: lei ricorda Marie Seznec, musa di Christian Lacroix, Élisabeth Quin e Andie MacDowell.
“Resterò desiderabile?”
Per Caroline Briant, 37 anni, fondatrice del marchio Gris appena lanciato, la pressione spesso viene dalle donne stesse, che si chiedono se resteranno desiderabili. Briant denuncia il totale disinteresse dell’industria cosmetica: non esiste nemmeno uno studio di mercato sui capelli grigi. Eppure la loro copertura rappresenta quasi il 60% dell’attività dei saloni.
Il passaggio più difficile è la ricrescita. Sophie, 45 anni, giura a ogni appuntamento che sarà l’ultima tinta, ma alla comparsa delle radici bianche torna dal parrucchiere: l’ultima volta ha resistito sei settimane. Nathalie, 55 anni, ha trovato un espediente in code e trecce alte, che mescolano i due colori e attenuano lo stacco.

Il grey blending
Secondo il coloritore Thomas Tuccinardi, lasciar crescere quattro o cinque centimetri permette di valutare la quantità reale di bianco. Le strade tradizionali sono due: tagliare regolarmente per alleggerire la linea di ricrescita oppure, soprattutto per le bionde, usare tinte sempre più cenere.
A queste si aggiunge il “grey blending”, un balayage grigio che lavora sulle lunghezze invece che sulle radici, ideale per chi vuole tenere i capelli lunghi. I video di Tuccinardi sulla tecnica toccano i due milioni di visualizzazioni. Ma la seduta può durare fino a nove ore e costare fino a mille euro.
Resta poi la manutenzione: shampoo e maschere viola contro i riflessi gialli, formule idratanti per capelli che con il bianco diventano più fragili e porosi. Per Julia, il ritorno al colore naturale è stato vissuto come una liberazione, con riflessi metallici e perlati sotto la luce. E ora si dice pronta a diventare completamente bianca.