(Frankfurter Allgemeine) Niente porti turistici, niente grandi resort, un solo villaggio. La più grande delle Sporadi settentrionali ha respinto il piano di sviluppo di Atene e oggi vive di sentieri, capre e cappelle votive. Verde a nord, brulla a sud, raggiungibile quasi solo via mare. L’isola è un’eccezione nella Grecia del turismo di massa.
Quando il traghetto Achilleas entra nel porto di Linaria e manovra per attraccare di poppa, dal molo parte a tutto volume l’attacco di “Così parlò Zarathustra” di Richard Strauss, reso celebre da Kubrick in “2001: Odissea nello spazio”. È la passione del gestore di un bar del porto e accoglie ogni giorno chi sbarca a Skyros, la più grande isola delle Sporadi settentrionali. È un benvenuto che imbarazza alcuni e commuove altri.
Questa isola che ha poco in comune con le vicine Skiathos, Skopelos e Alonnisos. Più aspra e meno boscosa, senza tetti di tegole né facciate colorate, Skyros ricorda piuttosto le Cicladi. Ci si arriva quasi sempre in traghetto da Kymi, sull’Eubea, da cui l’isola dipende amministrativamente. È un’unica linea, meno di due ore di navigazione, un vero collo di bottiglia. L’aeroporto esiste, ma lo usa una minoranza.
Il capoluogo, Chora, che per confondere i visitatori si chiama anch’esso Skyros, è un grappolo di case bianche arrampicate su una collina, sovrastate da un monastero e da una fortezza. Nei vicoli labirintici, chiusi alle auto, si trovano fornai, pescivendoli e pittori di icone. Molte case tradizionali conservano gli arredi originali: un unico ambiente, sedie e tavoli bassi, un soppalco in legno intagliato. L’intaglio si tramanda di padre in figlio e richiede pazienza: servono due giorni per una sedia e fino a due settimane per una cassapanca.

L’isola sembra in realtà due isole
A nord ci sono pinete e terre fertili, a sud un territorio pietroso, disabitato e in gran parte zona militare. La vera particolarità, però, è un’altra. Anni fa il ministero ad Atene aveva previsto porti per yacht, un molo per le navi da crociera e grandi alberghi. La maggioranza degli abitanti si oppose e il consiglio comunale respinse il progetto.
Meglio restare sottosviluppati pensano molti residenti che perdere ciò che rende Skyros unica. Il turismo resta così contenuto e si concentra nelle settimane delle vacanze scolastiche estive. Il resto dell’anno l’isola appartiene ai suoi abitanti e alle loro capre.

Qui ci si muove sulle mulattiere
Grande il doppio di Sylt, Skyros è attraversata da antiche mulattiere adatte a camminate di più giorni, a patto di avere scarpe robuste e calze alte contro le spine della macchia. Lungo il cammino si incontrano pastori con i trochádia, sandali con la suola ricavata da vecchi pneumatici, nati dalla povertà di un’isola vissuta di allevamento, pesca e marmo.
Si attraversano le baie di Kyra Panagia e Atsitsa, dove restano i piloni dell’impianto di carico minerario del primo Novecento. E ovunque ci sono cappelle votive, oltre duecento, quasi sempre aperte e utili anche come riparo dalla pioggia. Secondo il mito, fu qui che Teti nascose Achille per sottrarlo al suo destino. Invano.