(Financial Times) I pannelli fotovoltaici cinesi, oggi venduti a meno di 12 centesimi di dollaro per watt, portano energia più economica e pulita a milioni di famiglie e imprese, dal Pakistan all’Europa. Ma la corsa all’autoproduzione mette sotto pressione reti elettriche nate per un modello centralizzato. Dal Sudafrica all’Australia, le utility vedono calare i ricavi e crescere l’instabilità dei sistemi. E il costo delle infrastrutture rischia di ricadere su chi non può permettersi un impianto.
Nelle terre aride di Chakwal, nel Pakistan centro-settentrionale, il gruppo Bestway Cement sta trasformando uliveti e frutteti in distese di pannelli solari. Ai 26 megawatt già installati se ne aggiungeranno altri 6,34 entro fine anno, e il sole fornisce già oltre un quarto dell’elettricità del cementificio.
La scena si ripete in tutto il mondo. A fine 2025 la capacità fotovoltaica globale sfiorava 1,2 terawatt, secondo l’Energy Institute. È una potenza installata pari a circa tre volte quella dell’intero parco nucleare mondiale, anche se la produzione effettiva resta legata alla disponibilità di luce. Il motore è il crollo dei prezzi: se all’inizio del millennio un watt costava 5-6 dollari, oggi ne costa meno di 12 centesimi. È l’effetto dell’enorme capacità produttiva cinese, stimata da Wood Mackenzie in 1,36 terawatt, tanto che Pechino cerca ora di frenare la deflazione dei prezzi.

Il boom del fotovoltaico
I pannelli a basso costo hanno raggiunto mercati come Pakistan, Brasile, Sudafrica e Filippine. Qui il fotovoltaico sui tetti è più che raddoppiato in un anno. In India un programma pubblico da circa 8 miliardi di dollari finanzia intorno ai 500 mila impianti domestici al mese. In Africa, per molte famiglie, significa passare dalle lampade a cherosene a una luce molte volte più intensa.
Anche nel Regno Unito e in diversi Stati americani si è aperto il mercato dei pannelli «plug and play», già diffusi in Europa, in un momento in cui le guerre in Ucraina e in Iran tengono alto il costo della vita.
L’altra faccia della medaglia è un afflusso di energia difficile da governare. Le reti non sono state progettate per l’autoproduzione diffusa. Secondo Josefin Berg di S&P Global, il solare sta trasformando radicalmente un sistema finora centralizzato. Il blackout che lo scorso anno ha colpito Spagna e Portogallo non è stato però causato dalle rinnovabili.

I problemi sono anche finanziari
A Karachi l’amministratore delegato di K-Electric, Syed Muhammad Taha, definisce il solare insieme “una maledizione e una benedizione”: i clienti migliori si staccano dalla rete. In Sudafrica il colosso pubblico Eskom teme una “spirale della morte” delle utility e sta ridisegnando le tariffe. Il rischio è che i costi della rete gravino sempre più sulle fasce povere, come i quartieri popolari di Karachi dove una famiglia può destinare all’elettricità fino al 40% della spesa.
In Australia, a mezzogiorno, la domanda dalla rete crolla al punto da rendere negativi i prezzi. Un improvviso banco di nubi può invece far sparire in pochi minuti l’equivalente di una centrale nucleare. Gestori e governi puntano ora su dati, intelligenza artificiale e batterie per prevedere e bilanciare i flussi.