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Il sole cinese sui tetti del mondo

Posted on 4 Ottobre 20262 Ottobre 2026 by Paolo Bonanni

(Financial Times) I pannelli fotovoltaici cinesi, oggi venduti a meno di 12 centesimi di dollaro per watt, portano energia più economica e pulita a milioni di famiglie e imprese, dal Pakistan all’Europa. Ma la corsa all’autoproduzione mette sotto pressione reti elettriche nate per un modello centralizzato. Dal Sudafrica all’Australia, le utility vedono calare i ricavi e crescere l’instabilità dei sistemi. E il costo delle infrastrutture rischia di ricadere su chi non può permettersi un impianto.

Nelle terre aride di Chakwal, nel Pakistan centro-settentrionale, il gruppo Bestway Cement sta trasformando uliveti e frutteti in distese di pannelli solari. Ai 26 megawatt già installati se ne aggiungeranno altri 6,34 entro fine anno, e il sole fornisce già oltre un quarto dell’elettricità del cementificio.

La scena si ripete in tutto il mondo. A fine 2025 la capacità fotovoltaica globale sfiorava 1,2 terawatt, secondo l’Energy Institute. È una potenza installata pari a circa tre volte quella dell’intero parco nucleare mondiale, anche se la produzione effettiva resta legata alla disponibilità di luce. Il motore è il crollo dei prezzi: se all’inizio del millennio un watt costava 5-6 dollari, oggi ne costa meno di 12 centesimi. È l’effetto dell’enorme capacità produttiva cinese, stimata da Wood Mackenzie in 1,36 terawatt, tanto che Pechino cerca ora di frenare la deflazione dei prezzi.

Il boom del fotovoltaico

I pannelli a basso costo hanno raggiunto mercati come Pakistan, Brasile, Sudafrica e Filippine. Qui il fotovoltaico sui tetti è più che raddoppiato in un anno. In India un programma pubblico da circa 8 miliardi di dollari finanzia intorno ai 500 mila impianti domestici al mese. In Africa, per molte famiglie, significa passare dalle lampade a cherosene a una luce molte volte più intensa.

Anche nel Regno Unito e in diversi Stati americani si è aperto il mercato dei pannelli «plug and play», già diffusi in Europa, in un momento in cui le guerre in Ucraina e in Iran tengono alto il costo della vita.

L’altra faccia della medaglia è un afflusso di energia difficile da governare. Le reti non sono state progettate per l’autoproduzione diffusa. Secondo Josefin Berg di S&P Global, il solare sta trasformando radicalmente un sistema finora centralizzato. Il blackout che lo scorso anno ha colpito Spagna e Portogallo non è stato però causato dalle rinnovabili.

I problemi sono anche finanziari

A Karachi l’amministratore delegato di K-Electric, Syed Muhammad Taha, definisce il solare insieme “una maledizione e una benedizione”: i clienti migliori si staccano dalla rete. In Sudafrica il colosso pubblico Eskom teme una “spirale della morte” delle utility e sta ridisegnando le tariffe. Il rischio è che i costi della rete gravino sempre più sulle fasce povere, come i quartieri popolari di Karachi dove una famiglia può destinare all’elettricità fino al 40% della spesa.

In Australia, a mezzogiorno, la domanda dalla rete crolla al punto da rendere negativi i prezzi. Un improvviso banco di nubi può invece far sparire in pochi minuti l’equivalente di una centrale nucleare. Gestori e governi puntano ora su dati, intelligenza artificiale e batterie per prevedere e bilanciare i flussi.

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MyNewsRoom è redatto da Paolo Bonanni. Dopo 13 anni al Giornale di Montanelli il passaggio ai periodici con le direzioni di Forza 7, Sport Club, Film Tv, Max Italia (pro tempore anche Max Francia e Max Grecia), Fit for Fun, Capital e GQ.

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