(mynewsroom.it) Nell’ultima indagine dell’Ocse l’Estonia, piccola repubblica baltica, si conferma il sistema scolastico più performante d’Europa, mentre Francia, Germania e Paesi scandinavi arretrano. Alla base del successo ci sono l’autonomia degli insegnanti, il coinvolgimento delle famiglie e un uso ragionato del digitale.
Quando l’Ocse ha pubblicato, l’8 settembre, i risultati dell’indagine Pisa 2025, condotta su 760 mila quindicenni di tutto il mondo, per gran parte d’Europa la pagella è stata amara. I Paesi scandinavi fanno i conti con il crollo delle competenze di lettura dei loro adolescenti. La Germania registra i peggiori risultati di sempre in scienze e matematica, e la Francia conferma un arretramento che dura da anni.
In un quadro europeo di forte calo, l’Italia risulta sostanzialmente stabile. Nel ciclo 2025 ottiene 483 punti in scienze (media Ocse 482), 468 in matematica (media Ocse 463) e 474 in lettura, sopra i 461 della media Ocse.
L’Italia supera la Francia in matematica e lettura (468 contro 458 e 474 contro 456) ed è alla pari in scienze (483 per entrambe). Resta però lontana dall’Estonia, che ottiene 508, 499 e 527 punti.
I punti deboli riguardano soprattutto le eccellenze. In lettura solo il 4% degli studenti italiani raggiunge il livello 5 o superiore, contro il 6% della media Ocse. Nella nuova area del problem solving computazionale, introdotta quest’anno, l’Italia ottiene 490 punti, 10 sotto la media.

Un’antica vocazione
L’Estonia, paese baltico con poco più di 1,3 milioni di abitanti, resta tra i primi dieci al mondo in tutte le discipline: è sesto in scienze, ottavo in matematica e in lettura. È il primo sistema scolastico europeo su tutta la linea, tranne che nella comprensione del testo, dove lo precede di poco l’Irlanda.
Si tratta di una vocazione antica. Già nell’Ottocento il tasso di alfabetizzazione era tre volte superiore a quello delle altre province dell’Impero russo. Dopo l’indipendenza il Paese ha accelerato, fino a collegare a Internet tutte le scuole già nel 2001.
Il primo pilastro è il coinvolgimento dell’intera società. Quasi il 90% degli studenti partecipa ad attività educative extrascolastiche, dall’arte alla musica, finanziate dagli enti locali ma anche dalle imprese. Nel resto del mondo il sostegno delle famiglie allo studio arretra, mentre in Estonia cresce. La ministra dell’Istruzione Kristina Kallas rivendica soprattutto il tempo che i genitori dedicano ai figli: resta molto alta la percentuale di ragazzi che cenano in famiglia quasi ogni giorno, un’occasione per parlare di successi e difficoltà.

Fiducia negli insegnanti
Uscito dal sistema sovietico, il Paese ha scelto la decentralizzazione. Il ministero fissa gli obiettivi, scuole e docenti decidono il resto, e non esistono ispettori scolastici. Il controllo passa invece per un ampio monitoraggio di dati, dai risultati alla motivazione, dal benessere degli studenti al bullismo.
Ne derivano risultati omogenei su tutto il territorio e un peso ridotto dell’origine sociale. Resta però un limite: gli studenti della comunità russofona, quasi un abitante su quattro, ottengono risultati inferiori.
C’è poi il digitale. Dagli anni Novanta il programma Tiigrihüpe, il “salto della tigre”, ha portato computer e Internet in ogni scuola, formando generazioni di ingegneri che hanno contribuito alla nascita di Skype, DeepMind e Starship Technologies. Da febbraio i liceali usano una versione di ChatGPT sviluppata con OpenAI, che non fornisce le soluzioni degli esercizi ma spiega come ragionare. Tutti i docenti sono stati formati all’intelligenza artificiale, senza abbandonare i metodi tradizionali.